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To Rome with Love – una recensione

Recensione in anteprima di To Rome with Love: la nuova brillante ed esilarante commedia firmata Woody Allen

Ospito qui una recensione, non mia, ma che condivido a pieno riguardo al film:

Dopo l’Inghilterra, la Spagna e la Francia, l’Italia è stato il paese che l’ha accolto peggio. Per un malcontento celato dal nostro orgoglio, dalla nostra convinzione di essere gli unici in grado di poter parlare di noi stessi. Se lo “straniero” arriva non può capirci, può solo descriverci come spaghetti e mandolino. Eppure, Allen nel film si sforza dalla prima all’ultima inquadratura di non girare niente di gratuito. Il bel Midnight in Paris di cartoline ne mostrava molte di più. Il personaggio di Alec Baldwin dice a tal proposito: “Non mi diverto a fare il turista, preferisco vagare tra i vicoletti” (ma i critici, troppo occupati a trovare i loghi dei product placement qua e là, non lo hanno sentito). E sono infatti i vicoli a predominare in To Rome with Love, e con loro il senso di caos e di smarrimento che la grande metropoli comporta. Tra i vicoli ci si perde e si fanno incontri casuali, possono nascere storie, e ogni storia non ha la pretesa di essere esemplare ma viaggia su un filo di leggerezza, dovuto alla consapevolezza che questi racconti sono solo quattro tra centinaia e centinaia che il vigile di Piazza Venezia, narratore del prologo, ci può enunciare. Sono la spensieratezza e la casualità le basi di un film che doveva chiamarsi The Bop Decameron, un insieme di racconti briosi, frizzanti, che però possono nel loro piccolo farci riflettere. Non a caso abbiamo un uomo comune e senza doti (Benigni) che diventa improvvisamente famoso senza merito, e dall’altra parte un tenore di grande talento (Armiliato, un’immensa voce) che non è conosciuto da nessuno e riesce a farsi sentire solo nel momento più intimo della giornata. Ma forse delle quattro la storia che ha smosso di più il subconscio degli italiani, per dirla insieme ad Allen-Freud, è quella dei due sposini che commettono “adulterio” (che ricorda Baciami Stupido di Wylder). Forse non vogliamo ammettere che una parte della nostra cultura, anche se nel 2012, veste ancora con abiti anni ’50. Ma l’amore del titolo c’è, ed è in ogni inquadratura, in ogni canzone nostalgica (ma è stato deciso che le belle canzoni non possono essere più utilizzate), nel grande omaggio concesso alla nostra lirica e all’archietettura, antica e moderna (vedere la contrapposizione tra le rovine romane e l’auditorium di Renzo Piano). La Roma di Allen non è la vera Roma, ma è filtrata da un immaginario cinematografico, quello dei nostri grandi registi, amati prodondamente dal cineasta newyorkese. Quella di Allen è una Roma sospesa nel tempo, nei suoi costumi, nei suoi luoghi e nelle sue luci, splendidamente realizzate dal Darius Khondji di Midnight in Paris, che mette a punto una fotografia di sapore “italiano” nel miglior senso del termine. Perché To Rome with Love è un film italiano, almeno per la sua metà: pensate, Woody è venuto da noi a girare un film parlato al cinquanta per cento con la nostra lingua. E pensate ancora, ha scelto di girare nella zona popolare e tutt’altro che turistica della Garbatella e nel rione Monti, e nelle semisconosciute Villa Gregoriana a Tivoli e Villa dei Quintili sull’Appia. Ce l’ha messa tutta per fotografare luoghi cinematograficamente quasi inesplorati, eppure il risultato è questo: “Tornatene a New York, noi non siamo più così come ci racconti”. A questo punto si spera davvero che a New York ci torni, per il bene suo. Io, dal canto mio, gli dico solo: grazie. Perché, come recita la “stereotipata” canzone di Modugno, “Penso che un sogno così non ritorni mai più”.

di A. Di Iorio

Ecco invece la mia recensione in anteprima, per chi non avesse ancora letta:

Recensione in anteprima di To Rome with Love: la nuova brillante ed esilarante commedia firmata Woody Allen.

36 commenti su “To Rome with Love – una recensione

  1. Anche io concordo che Woody non abbia ridicolizzato la città, però alcuni personaggi Italiani sono descritti come macchiette (vedi gli zii dello “sposino” ulta-inamidati). Poi il problema è un altro; “To Rome” sarebbe stato carino se tutti gli episodi fossero stati piacevoli, ben scritti e ben recitati come quello (Nostalgico) che vede protagonisti la Page, Eisenberg e Baldwin. Ma siccome gli altri 3 pezzi sono: 1) un concentrato di comicità surreal-isterica, che alla fine non vuol dire nulla e risulta abbastanza impalpabile (episodio di Woody Allen); 2) un episodio che non ha senso di esistere, con un finale dove alla buffonesca comicità di Benigni viene dato libero sfogo, piombando inesorabilmente nell’eccesso più totale (episodio di Benigni); 3) Una sottospecie di Cinepanettone (lo scambio di mogli, l’incontro al ristorante, le battute “trash-sexy” della Cruz, i super-potenti che fanno la coda per sbattersi le escort [altre macchiette], l’attorone che vuole approfittare della bimbina illibata e la moglie che lo sta per beccare nel momento clou) dove appaiono la Muti (che recita come una cagna totale) e Albanese (sex-symbol? Ma dove?) in comparsate da due palanche; ecco che il film prende una piega decisamente peggiore.

    Onestamente non credo che sia da fischiare, ma neanche da esaltare. E’ un film “per una serata con gli amici”, ma da Woody mi aspetto altro. “Midnight” è su un altro livello per me🙂

    VOTO: 2/5

    • Però non ci si può sempre barricare sul passato (che poi è ciò che critica proprio Midnight in Paris: paradosso) e giocare con le bilancine dei grammi per giudicare un film. Forse è probabile che non hai colto l’ironia degli altri episodi e lo intuisco dal fatto che dici che Albanese non è un sex-symbol: sarà una cosa che dà fastidio ma Allen vuole mostrare proprio come i media distorcano grottescamente la realtà e come la ragazzina ci volontariamente caschi in pieno, pur di trovare qualcuno di diverso dal proprio nervosissimo e impacciato marito. Non è che se non sopportiamo il nostro cinema e gli attori di oggi, allora questo cinema sporca e “contamina” il film di Allen. Nessuno è un cane: le uniche cagne sono quelle due che vanno a letto con Benigni e che si vedono 5 secondi, che sono davvero terribili ma nel loro ruolo ci sta.
      Lo scambio di mogli c’è anche in Baciami stupido di Wilder (che forse dovresti vedere a questo punto), a cui questo film si richiama palesemente, e non è una cosa trash e “non-poetabile” soprattutto con la grazia di Penelope Cruz che si rifà alla Loren: è una rappresentazione della nostra tipica ipocrisia che ci caratterizza da sempre purtroppo, dato che più di 10 milioni di italiani vanno a prostitute ma fanno finta che vada tutto bene. Magari fossero macchiette e cose irreali queste situazioni: chiaro che sono concentrate perché è una commedia e nella commedia succede di tutto e di più dato che bisogna far ridere. Midnight aveva una dose di maggior sublimazione: questo film invece dice proprio le cose come stanno, nessuna illusione è consentita

      • Ma non è che lo scambio di mogli sia una cosa sbagliata; solo che qui è gestito alla “cinepanettone”, non certo alla Wilder🙂

        P.s. Secondo me il senso di critica verso una certa mentalità, una certo modo di agire Italiano, non emerge fortemente come dovrebbe; la satira resta molto superficiale, confondendosi con la descrizione macchiettistica. Ecco perchè nè il personaggio della Cruz nè quello di Albanese mi hanno convinto.

  2. Non ho ancora visto il film, ma a gusti cinematografici siamo molto in sintonia e tendo a fidarmi più della tua recensione.😉

  3. Ogni tanto noi siamo patriottardi su cose del tutto futili.Vero che gli ammmeregggani han il vizio di girare alla cazzo e con supponenza quando sono fuori dal loro Paesotto,ma cazzarola Allen è Allen
    Se venisse a girare qui a Lissone mica mi metterei a rompergli le palle su come ci rappresenta,al massimo gli chiederei scusa per quello che siamo

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

    • Chiaro che girare alla cazzo non è proprio il caso di Allen…! Quoto pienamente tutto, soprattutto l’ultima frase.

    • Che cosa stupida hai scritto, chiedere scusa per come siamo? A chi? Per cosa? Me lo spieghi per favore, grazie!

      • quando un grande regista decide di girare un suo film nella tua città e lo fa con un certo amore,passione,sincerità,dovremmo solo essere contenti di questo e non rompergli le palle perchè non hai fatto questo e non hai detto quell’altro.Se Allen venisse nella mia cittadina lo lascerei libero di filmare come vuole,.Perchè ha tantissimi e ben spesi anni nel mondo del cinema e qualsiasi sia la sua intenzione non credo ci farà un torto.Questo è il senso della frase.Dovremmo essere noi a scusarci per le nostre sciatterie,o per altre cose non un grande regista.Questo pensiero mi piace e lo convido ciao!

  4. So di sbagliare, ma ho qualche pregiudizio sull’uomo Allen e il regista lo conosco poco. Cercherò di rimediare, per essere coerente coi miei principi.

    • E’ un grande genio che qui in Italia è davvero poco conosciuto e anche sottovalutato, come dimostra il recente immotivato astio nei confronti della sua persona… Non perderti il film perché tra le pieghe delle risate e di tanta leggerenza si nasconde un filo di verità, quella che ha fatto imbestialire diverse persone. In ogni caso, dato che si tratta di un film e non di documentario, bisognerebbe essere capaci di capire che più che alla realtà, il cinema di Allen fa riferimento al cinema stesso e il nostro cinema è fatto soprattutto dalla grande tradizione della commedia, che tutto il mondo ci ha copiato! Il film è un omaggio proprio a tutto quel nostro cinema🙂

      Un caro saluto,
      Emerald

      • …non e’ solo un omaggio al cinema italiano. Con questo film Woody (che ama moltissimo l’opera lirica) rende il suo tributo anche alla tradizione operistica italiana

      • Hai ragione. E’ vero: è tutta una grande metafora dello spettacolo e denota grandissimo amore per la lirica italiana.

  5. Non ho visto il film ,ma conto di vederlo perchè adoro Woody Allen,non credo affatto che un grande regista come lui avrebbe ridicolizzato Roma o qualsiasi altra città!! Semplicemente gli Italiani con la scusa che in passato hanno avuto grandi registi ora si sentono i depositari del saper fare il buon cinema,peccato che da quando è morto Monicelli che era rimasto L’UNICO REGISTA IMMENSO ora non c’è più nessuno degno di questo nome!! Basta vedere i film che sono prodotti in Italia e gli “ATTORI” che abbiamo ,uno più cane dell’altro!!
    Avrai INTUITO che il cinema italiano con quasi tutti i suoi attori non mi piace vero😉 !!
    Un caro saluto. LIA

    • Sì, probabilmente hai ragione. Il concetto è: quelle cose le ha fatte Fellini e non si toccano! Peccato che ora per il momento siamo volontariamente impacciati nel cinema a causa della terribile piaga della distribuzione e della produzione: i talenti italiani ci sono ma spesso non sono valorizzati, proprio come esprime l’episodio del tenore nel film! Io non credo che gli attori italiani siano pessimi: se vedi questo film anche gli attori italiani sanno il fatto loro! Ciò vuol dire che normalmente in tv etc sono semplicemente DIRETTI MALE! Perché da noi purtroppo, dal neorealismo in poi, c’è questa terribile leggenda metropolitana che per fare gli attori non si studia manco una virgola, oppure si studia troppo e giù di accademie e impostazioni innaturali… Poi c’è anche la piaga per cui spesso tutti si credono grandi Fellini, dato che il grande cinema è nato qui nel passato, e considerano gli attori pezze da piedi, oggetti! Capisci che da rapporti del genere è difficile ottenere risultati eccellenti, ma ci sono eccezioni comunque vedi Scialla! che era davvero carino, divertente e ben recitato!

      To Rome with Love comunque è bello e intelligentissimo, non perdertelo😉

      Un caro saluto e grazie mille di essere passata!!🙂

  6. Molti critici si sono concentrati sul fatto dei clichè e delle cartoline, dimostrando in questo modo di conoscere poco il cinema di Allen. Le città che fanno da cornice ai suoi film non sono mai viste in modo realistico, ma trasfigurate secondo la sua sensibilità. Nel modo in cui regista vede Londra, Barcellona, Roma ma anche New York stessa, è evidente un amore che le colloca in una dimensione altra da quella quotidiana.

    Detto questo, il film non è fra le cose migliori che Allen abbia diretto, ma è comunque un lavoro godibile, una commedia simpatica e spensierata. E poi diciamolo, persino un film non propriamente indimenticabile come questo, resta ben sopra quello che comunemente si vede al cinema oggigiorno, se a dirigerlo ed interpretarlo c’è Woody Allen.

    • Condivido pienamente. Sembra che abbiano perso la misura delle cose, che non ci vedano proprio più: o forse è semplicemente che Woody Allen non l’hanno mai capito veramente, come dici anche tu, e che ora che si sentono presi in causa danno i numeri… Che poi ma perché prendersela? Il cinema non è la realtà: è sempre trasfigurazione e mediazione di chi scrive e di chi gira. E’ un cinema fatto molto di cinema, come tutto quello di Woody del resto, e che quindi si rifà al nostro cinema che è sempre stato molto caratterizzato dalla commedia e nella commedia si ride di situazioni ridicole: non è perché ci siamo noi italiani in mezzo allora non si può ridere… un po’ di auto-ironia!

  7. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  8. Mi considero un Alleniano. Adoro Woody Allen e il suo cinema.
    Mi sono ritrovato ad amare alcuni suoi film non amati dalla critica, perciò forse non farò molto testo qua.
    Il film, come detto e ripetuto, è un sincero omaggio all’Italia e alla Roma di Fellini che Woody ha a cuore da sempre.
    Il cast l’ho trovato davvero ottimo, sia quello Americano che nostrano. Gli episodi forse non eccessivamente profondi ma piacevoli. A mio giudizio spiccano le recitazioni di Allen, Page, Eisenberg, Baldwin e, per il poco che si è potuto vedere, Albanese.
    Benigni divertente e istrionico, cattura l’attenzione ma è lontano anni luce da Loris de “Il Mostro” e ancora più da Saverio di “Non ci resta che piangere”. Del resto gli anni passano. Cruz molto brava a recitare in Italiano, e l’accento spagnolo non stonava nel complesso. Ho apprezzato anche Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi, tuttavia ascoltandoli nessuno in Italia potrebbe mai bersi che siano entrambi davvero di Pordenone.
    Detto questo, trovare alcuni clichè che danno un’immagine chiara di come l’America, (e di conseguenza il resto del mondo occidentale) vede ancora oggi noi italiani, è stato semplicemente triste.
    Uno fra tutti; la casalinga moglie del “tenore sotto la doccia” che impugna minacciosamente il coltello da cucina ha letteralmente accoltellato me. E quella traccia musicale in sottofondo in buona parte del film, quasi calco delle musichette comiche di Fred Bongusto nei film di Fantozzi primi anni ‘80, così assurda e lontana dal Jazz dixieland di cui Allen è noto amante (e performer), elemento classico delle sue opere.
    Viene totalmente a mancare il senso di “cerchio che si chiude”, con l’inizio del film presentato e per un breve tratto narrato fuori campo dal vigile romano, conoscitore delle mille storie di Roma, e il finale con il saluto dello stereotipatissimo uomo in canottiera e baffi che apre la finestra alla suggestiva ma non cinematograficamente azzeccata inquadratura di piazza di Spagna di sera.
    Insomma, se posso inventarmi una metafora: la casetta è fredda d’inverno e calda d’estate, ma in primavera e autunno si sta benissimo.

    • Perdonami ma il film non dice che sono di Pordenone: dice solamente che lavorano a Pordenone, quindi mi sembra che ci sia un’aggressività immeritata nei confronti di questa ottima pellicola e che si vadano cercando pretesti per cassarla. E’ ovvio che gli attori non possono rifare le stesse identiche parti nei nuovi film. Io apprezzo molto di più un Benigni domato e più vero che la “macchietta Benigni” (quella sì che è una macchietta, un personaggio…) che ci viene propinata di solito: lui non ci crede a quelle cose. E’ evidente: lo fa per attrarre il pubblico medio-basso…

      Purtroppo le casalinghe disperate esistono ancora dato che metà delle donne non lavorano, magari non si vestono così, ok, e non danno coltellate (anche se non possiamo negare loro una discreta passivo-aggressività), ma è una voluta stilizzazione e un omaggio al nostro cinema e alla nostra commedia che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo. Calcola solamente, che i nomi sono praticamente tutti riconducibili ad attori italiani. Ok: Sofia è evidente da dove viene. Ma la coppia Giancarlo e Mariangela non possono che rimandare alla mia memoria a Nannini e la Melato, famosissimi in coppia anche all’estero. Da qui si intuisce che è un cinema che parla di cinema, e quindi anche che…

      …sorpresa: To Rome with Love non è un trattato di sociologia sull’Italia contemporanea!😀

      Il cerchio si chiude perché prima il film si chiamava Bop Decameron e dunque erano indispensabili delle cornici che giustificassero le storie. In ogni caso rimane viva l’intenzione dell’autore di far capire che quelle quattro sono solo delle storie possibili, quelle raccontate dal vigile, ma ne esistono tantissime altre come tantissime sono le persone che stanno a piazza di Spagna. Quell’inquadratura ha un che di nostalgico: perché non azzeccata cinematograficamente? Sinceramente attaccarsi a criticare uno dei direttori della fotografia più bravi in circolazione per il fatto che il film ha dato fastidio per altri motivi (ovvero che i panni sporchi si lavano in casa) mi pare molto triste… Non dico da parte tua in particolare, intendo da parte di tutti quelli che lo fanno ovviamente. I due narratori sono molto felliniani: ci stanno del tutto nel contesto.

      Fantozzi tra l’altro è un film rispettabilissimo e intelligentissimo e non è escluso che Allen lo conosca…

      Per concludere, To Rome with Love è un mix perfetto e corale di elementi della commedia all’italiana e della commedia alleniana: può fare un po’ strano all’inizio forse a causa del doppiaggio (che sarebbe da abolire su due piedi…) ma è un bellissimo film, brillante e spassosissimo che non merita quest’astio smisurato e immotivato.

      • Anzitutto… Dicevano chiaro e tondo “torniamo A CASA a Pordenone”.
        Seconda cosa: ho parlato della MUSICHETTA dei Fantozzi primi anni ’80, non di Fantozzi come saga cinematografica che adoro.
        Il cerchio non si chiude perchè la persona che ha iniziato il film presentandolo non è la stessa che lo chiude. Questo non ha a che fare con i quattro episodi.
        Ultima cosa. Adoro Allen, e come ho detto questo film mi è piaciuto, ho solo sottolineato i punti in cui non l’ho trovato un’opera riuscitissima. Detto questo non sono un critico cinematografico, ho solo espresso le mie opinioni. Se vuoi contrastare le mie opinioni va benissimo, ma leggi bene quello che ho scritto prima di far partire le dita.

      • Tranquillo. Certo che puoi esprimere le tue opinioni. Ti correggo solamente perché ho già visto il film tre volte, per svariati motivi tra cui averlo visto già in anteprima, quindi so quello che dico. Il narratore iniziale dice che lavorano a Pordenone e chiamare “casa” un posto non vuol dire necessariamente che ci sei nato (anche se ti trasferisci in un posto con un compagno, lo chiami casa), comunque, in ogni caso, sarebbe stato davvero eccessivo pretendere dal povero Woody le conoscenze dialettali di Clemente Merlo😀 quindi è una discussione futile. Da dentro il cinema, ti posso spiegare la probabile nascita di una questione del genere: avrà chiesto arrivato in Italia il nome di una città di provincia che non fosse né eccelsa né depressa, con la speranza di non far arrabbiare nessuno. Ok, ho capito che ti è piaciuto il film, però secondo me questo, non solo da parte tua sia chiaro, è un attaccarsi a cavilli che non ho mai visto con nessun’altro film in vita mia, il che mi fa pensare che sotto ci sia ben altro, che abbia dato fastidio la rappresentazione e ridicolizzazione di modi di fare che sono nostri. Questo film farà il giro del mondo, ma comunque all’estero hanno un’opinione molto ma molto peggiore di quella espressa in To Rome with Love, che è molto bonaria e incantata. Tra l’altro ci stiamo facendo una figura pazzesca: appena uscirà il film nel mondo e sarà un grandissimo successo (anche qui in realtà il film sta andando benissimo, sta quasi a 3 milioni di euro ma si baccaia all’infinito), allora sì che saremo lo zimbello di tutti per aver alzato questo polverone.

        Ho come l’impressione che siano all’improvviso diventati tutti critici e tecnici per un giorno…

        C’è da mettersi le mani nei capelli per fare giustizia a questo film, che sarà rivalutato da noi pecoroni italiani solo tra 50 anni come è successo per la metà dei classici che io o te o chiunque abbiamo nella nostra videoteca.

  9. Devo ancora vederlo, ma come già detto ho un pregiudizio positivo verso Allen, credo che tra i suoi film visti finora anche quelli meno belli siano una spanna in più rispetto alla maggioranza dei film che circolano. Ma poi voglio dire una cosa a proposito degli stereotipi… ma non vi sembra che i primi a dipingerci attraverso stereotipi triti e ritriti siamo proprio noi italiani? E mi riferisco ai tanti sketches comici che ogni giorno vediamo in tv, ma anche a tanti prodotti di fiction che continuano a proporre un’Italia stereotipata (che poi mi chiedo se siano stereotipi ormai vuoti o se sia invece una triste realtà). Solo che se sono comici o sceneggiatori italiani a proporre l’Italia stereotipata nessuno dice niente, se è uno “straniero” (in questo caso un genio) tutti all’attacco… MAH!🙂

    • Molto incisiva. Hai toccato in pieno il punto dolente che fa infuriare tanti italiani e sopratutto italiane… Un po’ di autoironia, suvvia!😀

      Che poi se sono davvero del tutto stereotipi, perché prendersela così tanto invece di essere indifferenti verso qualcosa definito “insignificante”?

      C’è decisamente qualcosa che non quadra in queste reazioni esagitate contro la pellicola!

    • Hai assolutamente ragione… Noi siamo i primi a creare questi stereotipi. E ovviamente il mondo ci conosce tramite quelli. Non è colpa di Woody o degli Americani, è unicamente colpa nostra. E come dicevo anche io, è semplicemente triste constatarlo.

  10. lo dico da ignorantone perchè :1)non sono un cinematografaro,2)non ho studiato cinema,3)non sono un critico,ma uno spettatore.Per me aveva ragione Htichcock:gli attori sono come bestiame.Nel senso che per me un buon regista è capace di farti recitare anche uno che fa altro nella vita.Un attore difficilmente salva un film
    Quindi per me :regista,sceneggiatore,direttore della fotografia,montatore,sono la differenza che fa un buon film.Detto da dilettante allo sbaraglio,ma tanto tanto tanto megalomane eh!

    • Secondo me Hitchcock esagerava con questa sua concezione sugli attori come bestiame, però è innegabile, soprattutto guardando To Rome with Love, che un bravissimo regista di attori come Allen fa davvero la differenza, così anche un geniale sceneggiatore, un incredibile direttore della fotografia, una brava montatrice: è proprio per questo che il film è di livello altissimo e chi lo paragona a un cinepanettone di cinema non ne capisce davvero un emerito nulla, scusate l’eufemismo, e questa ne è la prova assoluta, la cartina torna-sole, oppure sta mentendo a se stesso pur di dire che quelli là non siamo noi. Altre possibilità non ci sono.

      • la storia dei panni sporchi lavati in casa è una delle celebre invenzioni andreottiane contro un capolavoro del nostro cinema che è Umberto D.
        Nondimeno è anche umano il fatto di prendersela con gli ammmmeregggani che spesso del nostro paese amano dare l’immagine da film anni 50.Lo dico perchè prova a fare un film in america nel quale li dipingi come cowboy un po’ pirla e vedi che fine del mondo faranno anche loro.Un modo umano di comportarsi,un patriottismo un po’ ridicolo se vuoi,ma è di tuti.
        Io come italiano mi rivedo nei personaggi di Manfredi o Volontè,manco per il cazzo in quelli di Sordi e quel tipo di italiano mi sta sulle palle.Insomma è difficile e complesso essere italiani!^_^

        ciao e buona giornata

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  17. Lo ammetto: una volta arrivata ai titoli di coda non mi sono sentita entusiasta e carica di commenti come per gli altri film “Alleniani”… ma leggendo questa recensione non posso che darti ragione. Personalmente però avrei preferito che il film girasse intorno ad un’unica storia, così da fartela assaporare tutta nei minimi dettagli.

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