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La grande illusione: uno dei film preferiti da Orson Welles e Woody Allen

Ma sei sicuro che sia la Svizzera laggiù di fronte?

Che discorsi… Più che sicuro!

A me sembra tutto uguale, qui.

Eh, che cosa vuoi… Le frontiere non si vedono mica. Sono un’invenzione dell’uomo: la natura se ne fotte!

Nella lista dei film preferiti di Woody Allen. Orson Welles l’avrebbe scelto come film da portare con sé sull’arca di noè. Uno dei grandi capolavori della storia del cinema. Un film unico che a dir poco tutti dovrebbero vedere, almeno una volta nella vita. La Grande Illusione è liberamente ispirato alle esperienze realmente vissute dal regista Jean Renoir, nipote del celebre Auguste, che nella Prima Guerra Mondiale fu ferito a una gamba e rimase purtroppo claudicante per tutta la vita. La pellicola venne decretata da Goebbels come il “nemico cinematografico numero uno” e osteggiata dai regimi totalitari dell’epoca, poiché minava la logicità delle basi patriottiche su cui gli stessi si reggevano.

La grande illusione consiste quindi nel credere che questa guerra sia l’ultima.

(F.Truffaut)

Sarebbe difficile definire La grande illusione come un film di guerra, dato che non c’è nemmeno un’esplosione o una scena di battaglia: è più un film carceriario e un film contro la guerra. Senza alcuna retorica o verbosità, il mito della guerra viene smontato in poche graffianti battute, in qualità di evento senza alcun senso per antonomasia. A differenza di molti altri film del genere, il grande Jean Renoir fa un passo ulteriore: si va anche contro il concetto di sacrificio e di eroismo, cosa che pochissimi film hanno fatto nella storia del cinema. Si potrebbe dire che i più tendono invece ad avallare questi due concetti “epici”.

Meglio essere vigliacchi per un minuto che morti per il resto della vita!

(W. Allen)

Il celeberrimo attore francese Jean Gabin interpreta il tenente popolano Marechàl, dall’altra parte invece i nobili de Boeldieu (P. Fresnay) e von Rauffenstein (il regista Eric von Stroheim). I primi due, francesi, rimangono imprigionati in diversi campi di concentramento tedeschi, fino a quando finiscono nel castello super-blindato del vecchio capitano tedesco interpretato da Stroheim, nemico con il quale il nobile capitano francese sembra trovarsi addirittura più a suo agio che con gli altri ufficiali francesi prigionieri…

Il film sostiene dunque anche la tesi per cui le barriere orizzontali (ovvero quelle sociali) alla realtà dei fatti contano spesso di più di quelle verticali (nazionali), questione che era assolutamente veritiera, almeno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, che rimise totalmente in discussione le regole della guerra come gioco/sport aristocratico. La guerra appare qui come appannaggio desiderato e bramato solamente dalle classi dominanti, all’epoca ovvero la nobiltà, che per riscattarsi da una vita ritenuta insoddisfacente si buttano in braccio, per questioni di “onore”, alla cosiddetta bella morte. Il punto è che solamente una classe in decadenza poteva voler morire in guerra (e in generale morire) con amore.. Le altre classi, rappresentate da Marechàl e dall’ebreo borghese Rosenthal, vogliono invece vivere: non avere niente a che fare con questo orribile mostro chiamato guerra. Se vanno in guerra è perché non hanno scelta.

Sulla destra, il grande Jean Gabin

La Grande Illusione è un capolavoro incredibile e unico, sul piano cinematografico e sul piano umano.

Un commento su “La grande illusione: uno dei film preferiti da Orson Welles e Woody Allen

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