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Speciale Roman Polanski: oscuro genio dell’alienazione

Senza dubbio in Polanski si avverte un fascino per l’oscurità del mondo, si percepisce una ricerca in questo senso. Anche la sua vita testimonia questo fascino e questa ricerca.

(K. Zanussi)

Dal set dell’oscuro “Macbeth” di Roman Polanski

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Maestro assoluto dell’alienazione, grande talento visivo, Rajmund Roman Thierry Liebling (1933), in arte Roman Polanski, è senza dubbio uno dei più grandi registi viventi, il quale ci ha regalato capolavori come “L’inquilino del terzo piano”, “Il pianista”, “Chinatown”, “Rosemary’s baby” e molti altri ancora come “Repulsion”, “L’uomo nell’ombra”, “Tess“, il recente “Carnage“. Polanski ha grande attenzione per stati di alienazione sociale e individuale che possono facilmente condurre al disagio mentale e psichico. I suoi horror sono psicologici in quanto in essi realtà e ossessione si fondono cinematograficamente fino a essere pressoché indistinguibili: si segue passo passo una lenta discesa verso la malattia mentale, la cui apoteosi e picco massimo hanno luogo in un “interno”, ovvero in un isolamento totale o parziale dal mondo esterno. A questo indirizzo la rassegna completa delle opere di Roman Polanski.

16 commenti su “Speciale Roman Polanski: oscuro genio dell’alienazione

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Bellissimo articolo.🙂
    Non sono sicura di aver trovato la rassegna sul sito: perché non ho visto la foto di Polanski o della Deneuve. Ho cliccato dov’era scritto “Speciale Polanski” e ho letto la scheda, è quella?

  3. In effetti si tratta di un grandissimo cineasta dell'”ossessione”, chissà forse tutto ciò è dovuto alla vita maledetta che ha avuto (il dramma dell’olocausto, l’assassinio della moglie, le accuse di violenza), di sicuro è stato capace di sfruttare i drammi che ha vissuto rendendoli parte integrante del suo cinema. Un regista straordinario, avolte un pò sottotono, ma sicuramente uno dei viventi con più talento che esista.

  4. Un regista per me quasi tutto da scoprire… finora ho visto (e apprezzato) solo “Rosemary’s baby” (veramente inquietante, che turbamento!) e “Il pianista”.

  5. Anche noi abbiamo pubblicato uno speciale sul buon Polanski, ma ci siamo concentrati sul periodo che va dal ’65 alle porte degli anni ’80; se vi interessa leggetelo a questo link:

    http://potatopiebadbusiness.com/2012/04/27/roman-polanski-il-piccolo-genio/

    Grazie! A resto! GM

  6. Ho visionato Rosemary’s Baby in solitudine in una sera d’estate, c’era caldo e tutte le finestre spalancate. Il senso d’inquietudine,nonostante la dissonanza con uno stile differente per il tempo in cui si girava(musiche e dialoghi erano più lunghi, deliranti a volte), mi assaliva sempre più e alla fine, io che mi vanto di non temere l’effetto dei film per il sonno, mi sono coricata con un certo tremore interno. Ruth Gordon, la vicina è impagabile,bastava lei per farmi tremare!

  7. […] claustrofobico interno. Un ospite inatteso. Un kafkiano processo per stupro. Roman Polanski (qui l’articolo della retrospettiva) non si smentisce mai: i suoi film sono sempre garanzia di particolare tensione, oltre che di […]

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