14 commenti

Non drammatizziamo, è solo questione di corna: invece drammatizziamo eccome…

Il penoso titolo italiano che è stato dato a questo bel film di Truffaut già fa intuire una volontà screditativa e minimizzante nei suoi confronti e nei confronti dello stesso affrontare l’argomento: si sa che da noi i panni sporchi si lavano in famiglia, anzi si devono lavare in famiglia, per tradizione. Mica se ne parla al cinema o da qualsiasi altra parte (se non nel becero scandalistico modo del gossip). Al cinema non si deve far vedere la realtà, per carità di dio! Altrimenti poi potrebbe capitare, per puro caso intendo, che qualcuno faccia due più due e che metta in moto un pochino quella testolina che si ritrova… Quarto e penultimo episodio della celebre saga di Antoine Doinel, l’ex bambino dei Quattrocento colpi, un personaggio che nel corso della filmografia di Truffaut sarà protagonista di ben quattro film e un cortometraggio e che verrà interpretato, come una sorta di suo alterego, da uno degli attori preferiti dal grande regista, Jean-Pierre Léaud.

In questo film vediamo Antoine (Léaud) e Christine (Claude Jade) appena sposati, alle prese con le prime prove di convivenza in un unico appartamento e, di seguito, con l’arrivo di un bambino e delle sue conseguenze sulla coppia. Mentre Christine sembra avere nessun interesse se non quelli per il violino, di cui dà ripetizioni private, dando subito l’impressione di una piccola borghesina diligente, Antoine sembra da subito un po’ più fuori dagli schemi, con la sua volontà di reinventarsi di continuo e di non essere mai identico a se stesso. Nonostante i due debbano condividere sempre, in qualità di coppia ufficiale, lo stesso letto e lo stesso spazio, pare evidente come siano attratti anche da altre persone dell’altro sesso, anche se ciò non si può dire e bisogna fingere per convenzione che non esista nulla o nessuno oltre il loro piccolo mondo, a lungo andare un po’ asfittico. Come esemplifica molto bene la copertina, mentre lei si butterà a capofitto sull’icona del famoso ballerino russo (di cui appende addirittura, modalità santino, una foto sopra il letto), oltre che sulla cura del suo figlioletto maschio, Antoine comincerà invece a concentrare il suo interesse verso l’esotismo, ovvero verso una donna orientale.

Ma non è tutto oro quel che luccica, come non è detto che la soluzione di tutto per Antoine sia buttarsi totalmente ed esclusivamente su una figura femminile del tutto opposta a quella di Christine…

Vorrà forse suggerirci Truffaut che le cause dei tradimenti non sono da ricercare in casualità, sgarri o persona sbagliata/persona giusta da trovare, bensì che sono monotonia, convivenza ed esclusività forzata ad indebolire, e quasi uccidere, l’amore e il desiderio tra due persone?

L’intro ricorda inequivocabilmente un altro ottimo film del regista francese, L’uomo che amava le donne, mentre è molto perturbante e hitchcockiana la presenza dell’uomo sconosciuto che vaga per il loro condominio. Molto apprezzabile la scenetta finale, in cui la giovane coppia si ritrova esattamente nella stessa situazione dei più anziani vicini. Ancora più apprezzabili lo stile e la classica e incomparabile leggerezza di Truffaut nell’affrontare argomenti piuttosto spinosi.

14 commenti su “Non drammatizziamo, è solo questione di corna: invece drammatizziamo eccome…

  1. Il tradimento potrebbe essere, a ben vedere, uno dei modi che ci sono dati per riscrivere o rileggere la realtà. Quello scarto, necessario, ad amare anche ciò che siamo abituati ad amare.

  2. In un certo senso sì, ma nel senso che forse sarebbe da rivedere tutta la questione e lasciarla perdere questa stupida parola da ‘800 vittoriano, soprattutto quella storia da paesotto chiamata “corna”. Tanto tutti tradiscono con la mente e anche con il fisico a volte, in un modo o nell’altro, quindi perché chiamarlo così quando è una regola più che un’eccezione?

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. un santino di nureyev… buffo…

  5. mi piace molto questa tua recensione e credo che vedrò presto il film.
    La questione dei titoli tradotti (male, malissimo!) in italiano è un qualcosa che veramente non capisco, personalissimamente mi sembra un’ operazione finalizzata ad attrarre un pubblico vario (e ampio), che facendosi ingannare dal titolo esilarante-divertente-leggero si prepara per uno spettacolo poco impegnativo e all’insegna della risata e non del semplice sorriso o della eventuale riflessione…

    vedi per esempio “se mi lasci ti cancello” e altri orrori del genere…

  6. Grazie per la tua capacità descrittiva e attrattiva.

  7. […] François Truffaut, saga Doinel: Domicile Conjugal-Non drammatizziamo, è solo questione di corna […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: