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Dietro i candelabri: Soderbergh racconta

Recensione Dietro i candelabri, Steven Soderbergh

Dietro i candelabri è il racconto degli ultimi anni di vita del famosissimo pianista e musicista Liberace (Michael Douglas), l’artista più pagato al mondo negli anni cinquanta e settanta, il tutto sotto il punto di vista del suo amante e autista Scott Thornson (Matt Demon) che visse con lui molti anni. Questa ultima fatica di Steven Soderbergh prende vita- per cause di forza maggiore dato che nessuno studio hollywoodiano vuole produrlo in quanto “troppo gay” – come Film Tv grazie alla HBO, ma in realtà era stato scritto e previsto per le sale cinematografiche.

Alla fine si può dire che Dietro i candelabri ha avuto la sua rivincita visto che è stato selezionato a Cannes 2013, ha vinto diversi premi ed è altamente apprezzato, sia dalla critica che dal pubblico. Il particolare titolo prende il nome dai candelabri che durante gli spettacoli Liberace era solito tener posizionati come scenografia sopra il pianoforte e che erano divenuti ormai il suo marchio distintivo assieme agli incredibilmente brillanti e sfarzosi vestiti che sfoggiava.

La bravura e naturalezza di M. Douglas e M. Demon sono innegabili: non c’è davvero mai un attimo in cui escano dal personaggio, nonostante la discreta controversità dei ruoli rivestiti. La figura di Liberace non ne esce particolarmente bene dato il suo rifiuto pubblico della propria omosessualità, ma nemmeno il compagno Thornson visto il plagio e i cambiamenti (anche fisici) che si fa imporre, fatto che però risulta maggiormente comprensibile e giustificabile se si considera che nella realtà quest’ultimo aveva una ventina d’anni scarsa all’epoca dei fatti (Demon sembra inevitabilmente più grande) e che la differenza di età era davvero molto grande in questa relazione.

Colpisce l’ironia con cui viene affrontata la storia, che ha accenni comici oltre che sentimentali e relazionali. L’acutezza della regia di Soderbergh è quella di sempre, nonché il montaggio, curato sempre dal regista ma sotto pseudonimo, non lascia un tempo morto e soprattutto non lascia niente al caso, valorizzando un ottimo adattamento dell’omonimo libro biografico scritto da Thornson. Il finale poi è davvero molto riuscito e inaspettato: le già belle musiche della colonna sonora arrivano ad un giustificatissimo climax.

Dietro i candelabri è decisamente una delle più gradevoli sorprese di quest’anno. Da non perdere, soprattutto in lingua originale se possibile.

4 commenti su “Dietro i candelabri: Soderbergh racconta

  1. anche a prescindere dalla triste e deludente offerta cannense di quest’ anno, che si è limitata per me a presentarci, per vecchia meritocrazia, autori conclamati con opere potenzialmente favolose che in sostanza si sono dimostrate tutt’ altro (fatto esclusione in parte per Polanski, che dopo il disastro concettualistico spocchioiso di Carnage, e in generale dei suoi film anni zero, è tornato a farsi sentire) purtroppo anche così il film di Soderbergh (pur essendo uno dei migliori del concorso) non eludendo la succitata regola, non se la cava bene.Un Cannes dominato dalla mediocrità, direi: dissentendo molto da coloro che hanno inneggiato alla “SUPEREDIZIONE”.

    • Sì, hai ragione. A me ha deluso molto Il passato, non capisco davvero cosa abbia di speciale rispetto ad Una separazione che era perfetto. Credo che si salvassero molto più i film non considerati rispetto a quelli conclamati e vincitori, paradossalmente. Una Cannes contro tendenza a tutti i costi che non sembra affatto aver capito quali fossero i punti forti dell’edizione e che va in tutt’altra direzione rispetto al mondo, che va avanti per conto suo per fortuna. Da salvare per me, oltre Polanski, James Gray e Terry Gilliam, oltre che Ozon ovviamente.

  2. anche se in ritardo (di un giorno) e me ne dispiaccio: ti faccio i più sentiti auguri di buone festività…in maniera cinefilicamente “musicale”
    Ascolta (se hai voglia e tempo) un po di queste “atipiche” canzoni sul natale:


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