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Lincoln di Spielberg: la recensione

Daniel Day-Lewis nel ruolo del presidente Lincoln

Le vicende del celebre presidente Lincoln nei suoi ultimi quattro mesi di vita, caratterizzati dalla lotta politica per l’approvazione al senato del 13° emendamento, il quale avrebbe portato all’abolizione costituzionale della schiavitù. Il tutto all’ombra della sanguinosa guerra di secessione americana.

E’ difficile giudicare un film come Lincoln, così colmo di informazioni storiche, ed è difficile stabilire se in tutto l’insieme di dialoghi e conflitti politici ci sia davvero ciò che di essenziale c’è da raccontare su un personaggio così importante. Lincoln è senza dubbio grandioso sotto moltissimi aspetti: dalla splendida fotografia di Kaminski alla dettagliatissima scenografia di Rick Carter alle epiche musiche di John Williams.

Ogni dettaglio artistico e tecnico del sempreverde e collaudatissimo team di Spielberg non fa altro che convergere verso un realismo praticamente perfetto. Anche la regia di Steven Spielberg è più perfetta che mai: non c’è altra posizione in cui la macchina da presa starebbe meglio in quel determinato contesto e i suoi movimenti non sono mai invasivi, sempre discreti e funzionali al racconto. Magistrali le interpretazioni di Daniel Day-Lewis, Sally Field e Tommy Lee Jones, tutti perfettamente in parte e credibili nei loro rispettivi ruoli e nell’epoca, coadiuvati da make up e costumi impeccabili. Nonostante l’innegabile bravura di Day-Lewis, c’è da ammettere però che l’obiettivo di rendere davvero umana e profonda la difficile figura, quasi mitologica, del presidente Lincoln non è stato completamente raggiunto, forse a causa del fatto che i “momenti emotivi”, quelli che a Spielberg da sempre riescono meglio, sono un po’ troppo pochi in proporzione alla mole, soprattutto politica e storica, del film. Paradossalmente, i personaggi che a conti fatti risultano più umani sono l’emotivamente sbilanciata Mary Todd/Sally Field, ma ancor più l’antagonista radicale Thaddeus Stevens/Tommy Lee Jones, imperfetto, spontaneo e capace di cambiamento. I difetti principali di Lincoln dipendono più che altro dalla sceneggiatura, che, oltre ad essere un po’ verbosa, tende a proporre i conflitti politici in maniera manichea, rappresentando i repubblicani come portatori di ideali universali, i democratici come antipatici, ma soprattutto tralasciando i moventi politici ed economici di entrambe le fazioni in merito alla questione dell’abolizione o meno della schiavitù.

13 commenti su “Lincoln di Spielberg: la recensione

  1. Lewis-Lincoln è il mio attore preferito. Non me lo perderò, anche per capire il momento storico che diede la svolta a un’epoca.

    • Grandissimo Lewis! Il problema del film è proprio quello: non si capisce bene cosa c’è in ballo da perdere per repubblicani e democratici, a livello proprio politico intendo. Non si capisce bene come mai i democratici si oppongano alla schiavitù e i repubblicani no… Ovviamente visto a posteriori non può che sembrare deprecabile l’uno e morale l’altro ma le cose credo fossero più complesse: repubblicani e democratici avevano in mente due modelli opposti di life-style americano. I democratici credevano molto nelle tesi di rousseau e che ogni americano dovesse avere la sua porzione di terra da coltivare ed essere quasi autosufficiente, per questo tenevano al fatto che non decadessero economicamente le piantagioni (non la schiavitù in sé) e tutta l’economia agricola-terriera, i repubblicani invece erano più indirizzati a un tipo di economia industriale capitalistica, motivo per cui non servivano “schiavi” ma consumatori, detto in parole povere… Ecco, tutto questo quadro politico filosofico non emerge affatto dal film!

  2. Non so se questo film è al cinema, ma mi ispira… adoro Daniel Day-Lewis!

  3. Sarà il promo, sarà che è storico, ma mi piacerebbe andare a vederlo al cinema.
    Cara Emerald… quanto tempo…😉

    • Ciao cara! Troppo tempo… hai perfettamente ragione!😉

      Certamente è un film che va visto, possibilmente in lingua originale perché è parlatissimo e si perde molto delle interpretazioni sennò. E’ solo che mi aspettavo un po’ meno di “politically correct” e un po’ più di sostanza… tutto qui!

  4. Il difetto maggiore è proprio la necessità di conoscere alla perfezione la storia americana per riuscire a comprenderlo al 100 %.
    E’ un film pensato proprio per il mercato statunitense, e come se facessero un film sul Risorgimento italiano, sarebbe inutile spiegare chi sono Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour…

  5. Ma non è che ora è un bel film perchè tecnicamente fatto bene, perchè le interpretazioni, perchè ci sono quegli attori… alla fine di che parla? A me ha interessato davvero poco, mi è risultato troppo verboso (non “poco”). Se dici che il quadro politico (filosofico o sociale) non emerge chiaramente (o non emerge affatto), il film per me ha fallito, altro che bello: resta solo scena teatrale. Nel 2010 uscì “Noi credevamo” di Mario Martone sul Risorgimento: 1 milione e 300 mila di incasso contro i 6 milioni e 100 di Lincoln. È vero che i due approcci sono diversi (ma non opposti) ed è anche vero che ci importa sempre più della Storia altrui (anche quando è più complesso capirla) che della nostra (che semmai conosciamo ancora meno di quella altrui).

    • Ciao Jeff, la recensione è stata scritta appositamente per un sito non mio quindi ho cercato di essere più oggettiva possibile proprio con la bilancina… Complessivamente ho trovato davvero molti difetti a Lincoln e credevo emergesse abbastanza dalla review… Sono altri i film che apprezzo davvero, più sinceri e spontanei anche se meno “perfetti“.

  6. ti ho nominato versatile blogger award vieni a venire di cosa si tratta sul mio blog

  7. Magistrale? Concordo in parte: cast e fotografia sono sensazionali ma Spielberg è troppo tradizionale, politico, sottotono. Sono rimasto un po’ freddo come si può dedurre dalla mia recensione! (http://thecinemacompany.wordpress.com/recensioni-2/recensioni/lincoln-2013/)

    • In verità è passato un anno e non ricordo nemmeno io bene cosa ho scritto. Comunque Spielberg ha un modo di raccontare tale che, se ci si fa caso, è sempre magistrale a modo suo, dal punto di vista tecnico è sempre una “lezione”, un film in costume ideale dovrebbe esser fatto così, appunto. Il film in sè ha vari difetti proprio di scrittura, di sceneggiatura, che non sono imputabili a lui in quanto non scrive i suoi film, però in effetti l’elemento politico mi ricordo che era parecchio fastidioso e troppo “con il senno di poi” riguardo i vari diritti umani… Appena ho un attimo leggo sicuro

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