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Hysteria: una commedia sexy, ma non troppo, in una sera di mezzo inverno

Presentato quest’anno al Festival di Roma, Hysteria è una commedia ammiccante e divertente che ci propone uno sguardo nuovo su un Ottocento inglese molto idealizzato e usato, e anche un po’ abusato, nel cinema degli ultimi dieci e vent’anni.

Fine Ottocento. Mortimer Granville (Hugh Dancy) è un giovane medico che cerca di farsi strada tra quei dinosauri incartapecoriti dei suoi colleghi più anziani, ma con difficoltà. L’unico che l’aiuta, anche economicamente, è un annoiato e gaio nobile, Edmund, interpretato da Rupert Everett, presenza che pare, non si sa bene perché, pressoché obbligatoria in questo genere di pellicole ottocentesche…

Maggie Gyllenhaal nel ruolo di Charlotte appare al frigido protagonista, che che fa la scoperta dell’acqua calda: ovvero che anche le donne che non passano ogni minuto dell’esistenza ad aggiustarsi possono e sanno essere attraenti…

Un giorno viene assunto da Jonathan Pryce, quello di Brazil, ops volevo dire che Mortimer viene assunto dal Dottor Dalrymple, il quale ha due figlie che sembrano essere antitetiche, ma che, sotto sotto, piacciono entrambe al protagonista: da una parte la delicata e accondiscendente Emily, incarnante l’ideale ottocentesco femminile, dall’altra l’esaltata Charlotte (Maggie Gyllenhaal). Mortimer si sente più vicino alla prima in quanto a buone maniere, temperamento e valori borghesi, anche se non manca di considerare inutili e stantìe alcune sue passioni (come la frenologia), d’altra parte viene attratto irremediabilmente dalla voglia di vivere dell’altra sorella, nonostante riconosca che molti suoi tratti siano ascrivibili al cosiddetto male femminile dell’isteria, proprio la “malattia” che cerca di curare nel nuovo studio medico di famiglia dove si è stabilito. Le parti più spassose del film sono infatti dedicate alle signore e signorotte che si recano in questo studio e alle loro reazioni ai curativi “massaggi” che i due medici devono operar loro fino a che non raggiungano il cosiddetto “parossismo”, l’unica maniera che dia loro sollievo dai turbamenti, tristezze, pianti che l’isteria in teoria gli provoca. Il successo del nuovo arrivato nella suddetta pratica comporterà a Mortimer una bella artrite alla mano destra, fino a che, grazie all’aiuto dell’amico Edmund appassionato a tempo perso di marchingegni elettrici, si giungerà alla famosa invenzione del vibratore, che darà riposo e sollievo alla sua mano, e non solo a quella.

Il primo spassoso collaudo su signora del vibratore con tanto di occhialoni da aviatore

Altra scena divertente nel contrasto tra ex prostituta e frigido gentleman inglese

Buona la fotografia e le ambientazioni. Le parti meno convincenti del film sono quelle dedicate alla Charlotte/Maggie Gyllenhaal, le cui azioni sembrano essere imbevute di un socialismo cristiano poco amalgamato con il tono generale della commedia. Il personaggio della femminista Charlotte appare contraddittorio: più che a una femminista sembra somigliare a una sorta di suora laica circondata di bambini e sempre caritatevole… Forse tutto ciò avviene nel tentativo, da parte della regista Tanya Wexler, di rendere più simpatico questo movimento ai più e, soprattutto, alle più, dato che non gode di particolare simpatia a causa di alcuni bacchettonismi e moralismo che lasciano il tempo che trovano e che, in realtà, più che risolvere i problemi femminili cercano di estirpare e censurare le conseguenze di alcune realtà senza analizzarne e capirne le cause. Da una parte il personaggio di Charlotte ha l’intelligenza di smontare il mito dell’isteria (non più una malattia ma semplice conseguenza dell’inattività e insoddisfazione femminile sia a livello lavorativo che sessuale), dall’altra parte sembra a volte screditare questi stessi problemi femminili in nome dell’esistenza della povertà. Tutto ciò mi è apparso subito poco logico: non è che se esiste un problema più grave di un altro, allora il problema meno grave non esiste. E’ dura ammettere, anche per un film ironico e graffiante come questo, che, in entrambi i casi, sempre di bisogni primari si tratta… Infatti quando poi alla fine del film c’è in ballo la possibilità di isterectomia (asportazione chirurgica dell’utero) c’è molto poco da scherzare! Anche il personaggio di lui è un po’ strano, abbastanza freddo e asessuato e credo che anche questo sia volontario proprio per cercare di depurare un argomento di base molto scandaloso.

Sulla sinistra vediamo l’esuberante Charlotte versus la composta e imprigionata Emily: il film ha il pregio di mettere in risalto la stupidità e insipidità dell’ideale della donna angelicata

Nei titoli di coda vediamo simpaticamente come anche, anzi direi soprattutto, chi recita il ruolo della perfetta donna ideale dell’Ottocento, Emily, vorrebbe in realtà cedere alla tentazione vibrante

Escluso la contraddizione illogica descritta prima e qualche incertezza nella parte centrale, Hysteria è un buon film, che va visto per capire, tra una risata e l’altra, diverse cose sul comportamento femminile e sulla condizione della donna in un passato che viene spesso adorato dalle adolescenti, ma, lo si vede nelle scene nel parco alla Jane Austen che vengono parodizzate nella loro ridicolezza, questo passato ottecentesco, per le donne  ma non solo, di adorabile e sublime aveva ben poco!

Scene parodiche del mondo alla Jane Austen, un film molto più vicino allo spirito di Oscar Wilde in “The Importance of being Earnest”

Ps. Dedicato all’articolo-recensione di Mymovies riguardo Hysteria: giudicare il valore di un film in base al fatto se la storia è romanzata e meno non ha molto senso al cinema, mica stiamo parlando di un documentario… Seconda cosa: secondo me invece sono presenti delle piccole frasi miccia di “rivoluzione” in questo spassoso film, ma poi, carissima redattrice Marianna, cosa intendi te per “rivoluzione”? Le opinioni andrebbero almeno supportate da qualche spiegazione…

19 commenti su “Hysteria: una commedia sexy, ma non troppo, in una sera di mezzo inverno

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Ciao! Eccomi di ritorno dopo qualche giorno di assenza, è vero il ‘nostro’ film ha vinto… avevi ragione!
    Questo, di film, mi sembra molto interessante; ovviamente il mondo Ottocentesco aveva un atteggiamento molto ambiguo e equivoco nei confronti della donna: essa era ritenuta un oggetto privo di pensiero ed autonomia e alcune donne erano vittime (talora spregiudicate) del giudizio maschile, giungento all’isteria, dovendo corrispondere a modelli pre-imposti che poco si addicevano a figure energiche e non ‘angelicate.
    Essere donna non è mai stato facile. Non lo è nemmeno oggi, anche se la mentalità, in certi frangenti è più aperta.
    Mi sa che è da vedere.
    Ma Rupert Everett non è quello che… no, mi sa che lo confondevo con un altro attore… mamma mia che disastro sono!
    Un saluto… a presto!

    • Ciao carissima!
      E’ un film divertente e abbastanza intelligente: se puoi vedilo! Io credo che dopo tutto in questo film c’è uno scontro tra due modelli: uno più antico e uno più attuale di donna lavoratrice, però insomma bisogna pure avere la coscienza di ammettere che non è che il lavoro sia la panacea di tutti mali per le donne, cosa che facilmente il femminismo propugna!
      Alla fine l’angelicata e l’esaltata sono due facce di una stessa medaglia, credo… Una vorrebbe essere sotto sotto l’altra e viceversa perché in realtà sono estremamente simili nel loro estremismo: non c’è bisogno di essere una superdonna o una supermenomata, basterebbe semplicemente accettare di essere donne… senza rancori, oppressioni o esaltazioni fomendatate che in realtà nascondono un sottocutaneo timore di inferiorità inculcato dalla cultura malata!
      Infatti nel film alla fine la sorella ottocentesca si rivela molto simile all’altra… e ogni tanto si dice pure che Charlotte, la femminista è isterica: ovvero ha tutti i sintomi che hanno tutte le altre donne insoddisfatte solo che li canalizza in modo diverso, tutto qui!
      Un caro saluto,
      Emerald

      • E’ una riflessione molto profonda la tua. Mi colpisce in particolare quello che affermi quando dici che l’una vorrebbe essere l’altra e viceversa… a me accade spesso la stessa cosa nei confronti di donne molto diverse da me: invidiare affermando di non condividere il modo d’essere altrui è tipico di noi donne, ecco perchè in genere tra di noi non riusciamo ad andare d’accordo (tanto per toccare un altro stereotipo molto diffuso sul genere femminile…)

  3. Grazie, è un complimento bellissimo! Ci potresti scrivere un post su questa cosa, potrebbero nascere dei dibattiti interessanti. Adesso ti devo salutare perché scappo che ho una pomeridiana da vedere a teatro! Magari per la prima volta farò una recensione teatrale🙂
    Se vuoi stasera ci ricommentiamo su questa cosa, che ce ne stanno tante di cose da dire. A dopo!
    Emerald🙂

  4. Non posso fare altro che essere d’accordo totalmente, sono rimasta soddisfatta dei soldi spesi per vedere questo film, di cui ho scritto una breve recensione. Ottimo lavoro!

    • Mi era sfuggita la tua recensione! Recupererò oggi stesso allora: tra l’altro abbiamo messo lo stesso frame degli “aviatori”… Adesso sto cercando di completare la recensione di A Dangerous Method e poi forse un film che era dedicato a Dalla.
      Un saluto,
      Emerald

  5. divertente, garbato, elegante, intelligente, bello, con una gigionata di classe di rupert everett, perfetto nel ruolo di gay dandy un poco in età.

    insomma, a me piaciuto🙂

  6. L’ho visto la settimana scorsa e devo dire che mi è piaciuto parecchio!
    Anche perchè tratta l’argomento in maniera diretta ma allo stesso tempo come se stesse parlando dell’importazien del caffè: non cade in una volgarità troppo scontata; a mio parere, anche se ammetto di essere ormai prevenuta, se lo stesso tema fosse stato tratto da qualche film italiano ne sarebbe uscito un “vacanze a natale” numero 58.000. Ma se qualche regista italiano mi smentirà ne sarò più che felice!
    Per quanto riguarda le scene nel parco e la povera sorella minore esperta di frnologia è ovvio che ci darebbe aleggiato sopra lo spirito di jane Austen, che però non era così bigotta. In fondo i suoi personaggi sono sempre o particolarmente e ridicolmente innocenti o particolarmente rivoluzionari.
    In ogni caso pollice alzato per Hysteria, super consigliato ( titoli di coda compresi. Chi l’ha già visto capirà… )

    • Ahahah… Divertente quella cosa del caffè!
      Diciamo che i registi italiani non è che si occupino molto di queste cose, pressoché mai… Niente contro Jane Austen, ma molto contro l’ossessione per quel mondo, che credo volessere descrittivo e non totalizzante: ovvero non c’era proprio niente di romantico… E’ un mondo molto chiuso e triste, anche se può avere un alone di fascino come lo può avere tutto il passato! Simpaticissimi i titoli di cosa, molto ironici

  7. davvero una bella recensione!

  8. Complimenti per la bella recensione!
    Ho visto Hysteria poco fa e mi è piaciuto molto. L’ho trovato frizzante, originale, molto ironico e ben fatto.
    La scena della passeggiata nel parco e delle anatre mi ha fatto morire dal ridere!😛
    Ho apprezzato molto il tentativo di mostrare il lato reale dell’800 – secolo decisamente troppo idealizzato al cinema – dalla parte delle donne.
    Concordo sul fatto che il film avrebbe potuto essere più graffiante, ma sono sicura che il personaggio (timido e frigidino) di Mortimer e quello di Charlotte (femminista sì, ma casta e contraddittoria), siano stati costruiti apposta per evitare di andare troppo sullo “scabroso”.
    Forse la regista temeva censure? E’ un po’ un peccato… il film ha delle ottime premesse, ma è come se non avesse il coraggio di portare avanti il discorso DEL TUTTO.
    Però forse è un po’ troppo da pretendere per una commedia di questo tipo.
    Sono contenta di averlo visto… davvero carino!😀

    • Sì, sì. Hai ragione tu. E’ tutto fatto ad hoc per poter piacere a un pubblico femminile più ampio possibile… Anche se ho visto in sala ragazze così incartapecorite e frigidone che si vergognavano a ridere nonostante sia stato edulcorato a misura… la maggior parte in ogni caso rideva

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