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La kryptonite nella borsa: quel cinema italiano che non ingrana del tutto ma ci prova

Napoli. Anni Settanta. Peppino (Luigi Catani), 7 anni, occhialoni da quattr’occhi e capello riccio indomabile, deve fare i conti con una famiglia che di tranquillo e comune ha veramente poco.. o forse no? Suo padre (Luca Zingaretti) ha l’amante e non c’è quasi mai, sua madre (Valeria Golino) invece cade in una brutta depressione, quindi il bambino si ritrova spesso sballottato qua e là, tra parenti e amici di ogni sorta. Tra questi ci sono i giovani zii (Cristiana Capotondi, Libero de Rienzo) che capita che lo portino con loro presso manifestazioni hyppie, oppure Assunta (Monica Nappo, che vedremo moglie di Benigni nel nuovo film di Allen) che lo porta con sé durante i suoi pomeriggi in posa al mare, atti a non rimanere zitella a vita.

L’unico con cui sembra avere un rapporto alla pari è il suo bizarro cugino Gennaro, un ragazzo che è solito vestirsi da super-eroe e che, nonostante la sua morte per incidente, continuerà a far compagnia e a infondere coraggio a Peppino, a causa dell’isolamento e della consequenziale immaginazione compensativa molto sviluppata nel bambino protagonista. Agrodolce e divertente la fine dei poveri tre pulcini comprati dal padre di Peppino: sintomo di una grave mancanza e incapacità paterna di prendersi cura seriamente del figlio, mancanza che si sente soprattutto nel momento del bisogno, ovvero quello dell’assenza/presenza della madre. L’unica soluzione che si prospetta dunque al povero bambino è quella di consolarsi e accontentarsi, accettando la propria “specialità” e “diversità”, in tutti i sensi. Suggestiva la scena finale, sulle note di una delle canzoni più belle di David Bowie, in cui questo processo ha definitivamente luogo.

La Kryptonite nella borsa parte da buone promesse e da una discreta e caratterizzante confezione, ma non convince del tutto sia al livello della storia, che a un certo punto si va arenando senza un climax vero e proprio, sia a livello registico, con la scelta di diverse inquadrature poco convincenti. Piuttosto infelice il titolo: un cinema italiano che c’è, ma che ancora non ingrana del tutto.

La kryptonite nella borsa è disponibile in dvd: La Kryptonite Nella Borsa

Libro correlato: La kryptonite nella borsa

7 commenti su “La kryptonite nella borsa: quel cinema italiano che non ingrana del tutto ma ci prova

  1. Non ho visto il film, non mi incuriosiva abbastanza da pagare il biglietto, ma credo che gli darò una seconda chance in dvd. I personaggi paioni azzecati, peccato per gli svolazzamenti che dici nella trama: forse il fumetto sarebbe stato un mezzo espressivo migliore🙂

    • Sì, hai ragione. Infatti è tratto da un libro omonimo pubblicato dal regista. Anche il titolo credo fosse molto adatto a un libro, ma poco a un film. Domani sera lo danno in streaming live su Mymovies e poi mi pare che esca a breve in dvd… E’ molto difficile cambiare e adattare da un linguaggio all’altro: l’arte dell’adattamento, come nella vita reale🙂

  2. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Concordo su tutto, come sempre!🙂

    (per un attimo Zingaretti mi è parso Bersani…quest’uomo sta decisamente meglio completamente pelato!)

  4. Non mi ispira, ma ammetto che quasi tutte le commedie italiane di ultima generazione mi attirano pochissimo. Potrei andarlo a vedere – lo stanno dando proprio questa settimana, al festival del cinema italiano di Tokyo – ma qui andare a vedere film costa 13 euro di biglietto… da quando vivo qui faccio un’attenta selezione, quindi.
    Il titolo lo trovo molto carino, ma è vero che sembra più adatto ad un fumetto.😀

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