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Shame: l’uomo che non amava le donne

Una persona x “malata di un determinato vizio” si vergogna di questo vizio considerato riprovevole ma continua a praticarlo. Una persona cara y tenta di aiutarlo, inutilmente. La persona x si crogiola a tal punto nel suo vizio, o presunto vizio, che mette in pericolo la persona y, che in genere fà una brutta fine, anzi DEVE fare una brutta fine, altrimento in sala o a casa non potrebbero considerarsi soddisfatti di non possedere quel vizio, o almeno di non averlo a quel punto, perché “Vedi che fine ha fatto x, quanto male ha provocato x, caro Ermenegildo?”

Nel film classico con Paul Newman “Lo Spaccone”, girato circa 50 anni prima di Shame, troverete la stessa identica trama, cambia solo “il vizio” in questione. Anche la coprotagonista bionda e fragile (Sarah Packard) si suicida, come Carey Mulligan, durante una partita a biliardo di troppo ad opera del protagonista. L’unica differenza è che Brandon non gioca a biliardo…

Shame rientra alla perfezione all’interno del filone dei film “consolatori” in cui c’è il protagonista in aura di maledettismo che sguazza troppo in un fantomatico vizio, più un classico finale catartico in cui l’autore/regista/sceneggiatore punisce simpaticamente il vizioso per i suoi peccati tramite qualche morte provocata dal protagonista involontariamente per mancanza di aiuto salvifico da somministrare a qualcuno ancora più psicolabile del protagonista… A questo punto sorge spontanea una domanda: quanto conta e quanto pesa il concetto di peccato in Shame?

Esiste anche una seconda sottospecie di film consolatori, chi è interessato può leggerla sotto, magari a fine lettura.

Questa premessa mi permette di non trattare direttamente la trama, che coincide con la prima tipologia di film consolatori, poi… L’argomento di Shame credo che lo conoscano anche le pietre grazie ai contenuti scandalogeni in essa contenuti, una pubblicità gratuita insomma (sopra c’è invece un esempio di pubblicità non gratuita).

E’ chiaro a tutti come il protagonista soffra di una sessualità compulsiva, ma è meno chiaro come il suo vero problema non è quello di non avere sentimenti, oppure di aver perso i valori in una società al tramonto o cose simili. Ciò che furbescamente non sottolinea la pellicola dell’emergente regista Steve McQueen (altrimenti ne andrebbe dell’identificazione femminile nel protagonista) è che Brandon le donne, in quanto esseri di sesso femminile, non le ama manco per sogno. Tutto l’opposto del protagonista del film “L’uomo che amava le donne” di Truffaut, Bertande Morane, il quale ha anche lui moltissime avventure con decine di donne nel corso della sua vita, però lui le donne le adora, le apprezza, le ama ed è per questo che cerca di averne il più possibile. Brandon invece, il protagonista di Shame ha tutto un altro rapporto con l’altro sesso… Insomma sarebbe molto più intelligente guardarsi L’uomo che amava le donne al posto di Shame…

Brandon non può avere rapporti “seri” di nessun tipo perché per lui l’altro sesso è solamente un mezzo narcisistico per aumentare il proprio ego, non ne è realmente attratto, altrimenti sarebbe attratto da e accetterebbe anche le donne “vere”. Al contrario Brandon odia le donne, in particolare quelle vere, come la collega e la sorella. Le donne formose e femminili, quelle un po’ più materne e non preconfezionate dalla pornografia e/o dalla prostituzione apposta per lui, lo terrorizzano a morte e sono lontanissime dalla sua idea di sesso, in quanto questa sua idea di sesso è collegata-confusa-fusa con l’idea di perverso. In parole povere a Brandon attizzano solamente le donne di plastica (perché gli sanno di “tr…”) e/o le situazioni che ritiene umilianti, ovvero quelle in cui c’è di mezzo uno scambio denaro-sesso, oppure avere rapporti in posti squallidi, oppure tutte queste varianti insieme.

Brandon non è malato di sesso: Brandon ha un’idea malata del sesso! Non parliamo poi di quanto sia malato il suo rapporto con l’altro sesso…

Ho capito tra l’altro che in realtà Shame voglia parlare in realtà di un problema tipicamente femminile, quello della ninfomania (che caratterizza sua sorella Sissy), ma che in realtà sia stato cambiato il genere da femminile a maschile onde evitare la censura totale o un insuccesso, dato che l’argomento della sessualità femminile è un brutto tabù. Ritengo che sia una sorta di diario di una ninfomane mascherato anche perché, ok che in america i costumi sono più liberi, però un essere umano di sesso maschile a cui capitino al giorno 4-5 occasioni sessuali di vario tipo servite su un piatto d’argento, o è davvero molto molto famoso, oppure stiamo parlando di fantascienza… o almeno di dissimulazione della realtà, oppure siamo semplicemente in un film.  Shame è un film che si basa dunque su un presupposto molto poco realistico: per cercare di nascondere un po’ questo mancanza di realtà si è cercato di buttare in mezzo questioni come le chat online, l’autoerotismo etc… Non so quanto senso abbia questa operazione dato che se ci fossero realmente possibilità molteplici di avere l’originale invece dei surrogati del sesso, quante persone sane di mente accetterebbero mai il surrogato? Il surrogato è un surrogato in quanto l’originale in un determinato momento manca, no?

Ma forse mi sto sbagliando, il punto è che a Brandon vanno bene pure i surrogati perché anche quelli gli sanno di perverso, forse per lui davvero tutto fa brodo pur che ci sia un’aura di proibito e peccato intorno, anche un rapporto omosessuale è ok, sempre per lo stesso motivo… Tanto ciò che gli piace in realtà, a parte ciò che è perverso e malato ovviamente, è solamente la sua stessa persona che compie determinati atti, lui oggetto di sé stesso.

Poi qualcuno mi deve spiegare dove si cela la fantomatica bellezza di Fassbender perché ancora non si spiega, poi magari mi spiegate anche dove si cela la sua bravura, anch’essa non pervenuta…

L’unica cosa che realmente si salva in questo film è la regia, anche se la mancanza semitotale di montaggio lo vedo in questo contesto come un fallito (anzi riuscito, dato il successo ottenuto) tentitavo di spalmare una patina di novità a una storia vecchia, piena di concetti vecchi… ma con una regia “nuova”!

Un’altra questione che ha influito moltissimo nel successo del film è la famosa aura di sospensione: non si sa niente, non si spiega mai niente, non si sa mai niente e, spesso e volentieri, non succede mai niente, o meglio succedono sempre le stesse prevedibili ed inevitabili situazioni. Il finale suicidio di Sissy, il suo vestiario bianco, il sangue rosso sparso sopra di lei, sembrerebbero una sorta di simbolizzazione della sua perdita di verginità in un lontanissimo passato ad opera di qualche familiare, forse il padre, oppure Brandon stesso dato che i due protagonisti sono abbastanza incestuosi per tutto il corso della pellicola…

Ma lasciamo perdere, dai, è così comodo scrivere, girare e spacciare film in cui non si spiega mai nulla! Chissenefrega delle cause, dei motivi, delle sfumature: a noi ci bastano silenzi immotivati e tante scene di nudo (abbastanza ostentato e inutile) e di sesso… incartati in una confezione di film sull’incomunicabilità e mancanza dei sentimenti.

ps: Continuazione della mania catalogatoria. Il secondo tipo di film consolatori sono quei film che mostrano personaggi eroici e che vivono in libertà, come vogliono loro, grandi, meravigliosi, liberi e incondizionati, ma che poi schiattano miseriamente con la classica scusa della catarsi. Morale (più che) sottintesa: “Mah… in fondo è meglio così… lasciare le cose come stanno… meglio non cambiare mai niente nella mia vita… meglio che me ne sto a casuccia che bruciarmi e fare questa fine”. Peccato che in genere la catarsi nella tragedia greca aveva la funzione di mostrare orribili delitti e di prevenirli… Cosa che non avviene in un nessuno di questi film, dunque la giustificazione e premessa necessaria alla catarsi decade del tutto! Ciò vale soprattutto per la seconda sottospecie di film consolatori dove si mostrano eroi di un certo livello e levatura, un esempio potrebbe essere tranquillamente “Into the wild”. Forse sotto sotto c’è il più controverso e reazionario dei miti, quello di Prometeo, eroe costretto a soffrire per aver disubbidito a Zeus… Fatemelo dire: ammazza che bell’esempio!

10 commenti su “Shame: l’uomo che non amava le donne

  1. tutti vizi che ho anche io,che steve macqueen ha vissuto a Lissone?
    Siam talmente bambocci come società che il vizio da happy hour,il trasgressivismo facilone,uno che insieme a un’altra si concede in posizioni e suoni ridicoli-come è il sesso ne film che non siano pornografici,dove almeno c’è la realtà e non una pantomima imbarazzante-vengono visti come “capolavori”
    A me paiono film paraculi.Condivido l’operazione di catalogare ed etichettare,a me fanno incazzare quelli che mescolano tutto insieme!^_^

    ps:into the wild è un ottimo film,il personaggio è un pirla che fa una scelta da pirla e muore da pirla,ma rimane un bellissimo film

    • Esatto, in modo sintetico si può dire che sono semplicemente film molto paraculi.
      La catalogazione è uno strumento utilissimo insieme alla comparazione per sapere quanto un film sia poco originale e sincero.

    • E’ un film senza montaggio nel senso che ci sono pochissimi stacchi di montaggio, volutamente, per distinguersi dal cinema americano odierno commerciale, caratterizzato da molti stacchi di montaggio e movimenti della macchina da presa, però mi è sembrata forzata la cosa, un po’ esibizionistica e ostentata come il film

  2. ola! ho dato una lettura veloce rimedierò appena arriverò a casa😉 tu intanto fai una capatina nel bog, ti ho citata e premiata come Versatile Blogger!

    • Grazie carissima!
      Mi sa che mi toccherà darlo anche a me questo premio prima o poi, allora…
      Sei stata troppo gentile😀
      ps. sono certa che ti piacerà l’articolo su Shame e i ragionamenti che ci sono dentro, avendo letto i tuoi intelligenti tweet🙂

  3. Hola🙂 Come ti dissi io l’ho visto questo film, ma ho lasciato ai più esperti di me l’arduo compito di recensirlo, a me non è piaciuto per niente, se voleva lasciare un messaggio bhè non l’ho capito…come hai ribadito il film si basa sul non detto, non si spiega niente non si dice niente, lo spettatore deve intuire e capire…Meno male che ci sei tu a darmi delucidazioni
    Tra l’altro io credo che il film abbia riscosso successo solo per la tematica tabù “sesso” perchè purtroppo siamo sinceri che se ne faccia troppo o poco nel nostro paese è ancora un tabù, qualcosa che attira lo spettatore…basti pensare in quanti film americani si potrebbe fare a meno di scene di sesso che non c’entrano niente eppure si inseriscono ugualmente.
    Non lo dico per moralismo…anzi al contrario!

    • Essì, hai detto tutto. L’importante è parlare di sesso, non importa se si affronta l’argomento bene o male o su un piede solo… Inoltre credo sempre di più che l’approccio del non-detto in questo contesto sia molto comodo per evitare spiegazioni scabrose quali appunto i drammi familiari. In realtà avrei molto altro da dire… però ho fatto opera di autocensura in parte per non scandalizzare a mia volta un pubblico troppo “aperto”…😀

  4. Ciao, nel massimo rispetto delle tue valutazioni, penso che la tua analisi sia superficiale e che abbia preso una strada invitante ma ingannevole. Se di questo film hai visto solo il sesso, il film a mio avviso non l’hai colto del tutto.
    E’ un film che ti farcisce talmente di sesso che il significato vero sta in alcuni dettagli, che poi sono il senso profondo del film. La lacrima del protagonista quando sente cantare la sorella, la sorella che gli dice al telefono che non sono brutte persone ma che vengono da un brutto posto, il pianto finale del protagonista solo quando è da solo e lontano da tutti. il film a mio avviso sta tutto qua, ma da questo “poco” c’è tutto quello che basta per capire chi è il protagonista e che incubo viva. E’ una persona sola, isolata da tutti, vive nel mondo (ha una casa, un buon lavoro, fa jogging) ma è completamente solo, è talmente solo che ha nel sesso compulsivo il modo distorto per avvicinarsi alle donne, e ne ha talmente bisongo (di un rapporto umano con una donna) da ricercare il sesso in continuazione. Ma può praticare il sesso solo con quelle che non lo coinvolgono perchè sono le uniche a non “metterlo in pericolo”, avere un rapporto vero con l’altro sesso vuol dire lasciarsi andare, abbassare la guardia, allentare le difese e lui non se lo può permettere, ha paura e non si fida: da qui si può intuire cosa di brutto possano aver vissuto lui e la sorella nell’infanzia ed a mio avviso con i genitori, persone dalla quali normalmente si impara la fiducia negli altri. Quando esce con la collega ed imposta una relazione in una modalità più “normale”, facendosi coinvolgere maggiormente il sesso non funziona, perchè in quel rapporto c’è già un coinvolgimento che non si può permettre.
    Il protagonista è cosciente della situazione, ed è li la vergogna, perchè lui non vorrebbe essere così.
    La sorella è l’unica persona con la quale abbia un vero legame profondo, ma starle vicino è dolce da un lato ma dall’altro gli fa male, proprio per i motivi detti prima.
    La sorella è lo specchio della verità, di quello che è, averla vicino è come vedersi allo specchio senza maschere. E’ per quello che la vuole lontana, anche perchè la reazione della sorella alla loro situazione è opposta alla sua: lui si è chiuso in un guscio impenetrabile e la sua esigenza di avvicinarsi alle persone è concessa solo con il sesso “sconnesso”, lei ha bisogno di far leva sulla pietà degli altri per farsi accudire come testimoniano i numerosi tentativi di suicidio delle numerose cicatrici (che rimangono solo tentativi proprio perchè lei non vuole morire ma solo patologicamente farsi accudire). Pensa a quanto debbano sentirsi sole queste due persone. Quando alla fine c’è il litigio fra protagonista e sorella, che li fa stare male e sentire sempre più soli, entrambi reagiscono estremizzando i loro comportamenti patologici per avvicinarsi alle persone, per bisogno di calore umano: il protagonista ha una notte a tutto sesso con uomini sconosciuti e donne a pagamento, la sorella tenta l’ennesimo suicidio. Aggiungo che, quando il protagonista provoca l’energumeno fidanzato della ragazza al bar, lo fa volutamente per farsi punire, perchè si fa schifo.
    Il pianto finale solitario del protagonista a mio avviso è la disperazione per vivere la maledizione di una vita che odia ma di cui è schiavo e succube.

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