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“Un vero uomo ci deve provare ma una vera donna si deve difendere”: La ragazza con la pistola

 Monica Vitti

Sicilia, fine anni ’60, Assunta Patanè viene rapita. In realtà è lei che si butta nella macchina dei rapitori, quando le si presenta l’occasione dopo una vita di clausura semitotale. Doppia fortuna: è stato proprio Vincenzo Maccaluso, di cui lei è follemente innamorata, a commissionare il rapimento. Lui però avrebbe preferito la cugina grassa a lei, inoltre non vuole sposarla perché troppo passionale ‘perché un vero uomo deve provarci e una vera donna deve resistere’ e lei non ha resistinto abbastanza a detta di lui. Il giorno dopo averla disonorata l’abbandona.

Le donne di casa-Erinni

Tutto ciò comporta la sventura per la famiglia di Assunta, per sorelle e cugine, le quali nessuno vorrà più prendere in moglie se l’onore non viene lavato. Non ci sono masculi in famiglia quindi tocca a lei, munita di pistola e di santino di s.giovanni, partire per l’Inghilterra dove il traditore si è nel frattempo eclissato e dovrà ammazzarlo per salvare l’onore della famiglia. L’incubo peggiore di Assunta è quello di ritrovarsi in pieno centro del paese vestita da prostituta (bottana appunto): simbolizzazione della sua futura condizione di rinnegata in caso non riuscirà a operare la sua vendetta. Tutto ciò ricorda molto la tragedia greca che è basata appunto sulla cultura della vergogna. In particolare si può fare un’analogia con Oreste, figlio di Agamennone, il quale deve fare un lungo viaggio per portare a termine la pesante vendetta del padre: se fallisce la pena sarà una vergogna tale che è meglio la morte, ma nel frattempo la società greca cambia e ciò non è più necessario*. Il viaggio di Assunta sarà la sua salvezza ma distaccarsi totalmente dalle consuetudini del posto natìo sarà una vera impresa.  Questa operazione di scambio tra culture viene ostacolata da sensi di colpa inculcati per anni dalla cultura siciliana, magistralmente rappresentati da Monicelli tramite l’immagine delle donne della famiglia piangenti a lutto, che si ripresenta nella mente di lei di continuo. La loro persecuzione, degna delle impietose Erinni greche che tormentano Oreste, finirà solamente quando nella testa della povera Assunta riuscirà a germogliare un nuovo modo di pensare e di concepire l’essere donna. I primi contatti con i costumi moderni continentali sono a dir poco traumatici e molto comici. In essi emergono tutta la bravura, comicità e leggerezza della Vitti. Lo spettatore, e in particolare la spettatrice, sta dalla parte sua fin da subito perché ha una forza trascinante e inaudita nel perseguire i suoi obiettivi, anche se mossa da una violenza facile che non si può condividere.

L’incubo vestita da bottana/prostituta

Poi credo che la sfida più grande per una grande attrice sia quella di interpretare una donna che non rimane sempre uguale a se stessa, ma che bensì evolve, e cercare quindi di cogliere tutte le sfumature, tutte le gradazioni di colore del cambiamento. In questa maniera ci si può davvero mettere alla prova nelle proprie capacità mimetiche e espressive e la Vitti questa prova l’ha più che superata. Simpatiche anche le brevi interpretazioni di Murgia, Satta Flores e Puglisi. Il primo, si sa, è un grande caratterista di Monicelli; della bravura del secondo abbiamo avuto prova ne I Basilischi e in C’eravamo tanto amati; l’ultimo è protagonista al fianco della Sandrelli in Sedotta e abbandonata di Germi. In quest’ultimo, nel film sopracitato della Wertmuller e ne La ragazza con la pistola sono ben evidenti le critiche al sistema fortemente repressivo della sessualità ancora vigente nel sud Italia alla metà del secolo XX e oltre. Monicelli è famoso per non farsi troppi problemi nel dire quello che pensa e in questo film infatti i costumi siciliani, e del sud in generale, vengono totalmente messi in discussione e ridicolizzati come follia di un mondo chiuso a tutte le altre culture e come stranezza (weirdness) agli occhi dell’Europa più progredita. La sessualità è inutile reprimerla: tanto da qualche parte dovrà pur uscire, ed esce, se repressa, niente meno che in forma di violenza, tanto che la società si affloscia su stessa in una spirale di sangue e dolore insensata. Lo dimostra il fatto che una volta trovato e ottenuto il compagno che desidera, Assunta non sentirà più il bisogno di sfogarsi con la violenza sul famoso Vincenzo Maccaluso, sul quale avrà un’ulteriore rivincita finale. Spassosissima la scena in cui la Vitti dice a un inglese che non è un vero uomo perché, stando soli in casa, guarda la partita invece che provarci con lei, e subito dopo il conseguente approccio di lui mette a soqquadro mezza casa per dimostrare la sua virtù perché “un vero uomo ci deve provare ma una vera donna si deve difendere”. Questo è il cinema: in una semplice scenetta saper dimostrare le contraddizioni di un presupposto sui cui si regge un’intera cultura reazionaria.

Mario Monicelli e Monica Vitti sul set del rapimento

Per quanto riguarda gli aspetti più tecnici del film, da notare: l’interessante fotografia di Carlo di Palma, direttore della fotografia di numerosi successi di Woody Allen e il montaggio ad opera del grande Ruggero Mastroianni, oltre che il graduale adeguamento ai costumi, nel senso proprio di vestiti, appartenenti a quello che per Assunta è il nuovo mondo, e non a caso lo chiamo così perché la Gran Bretagna è come fosse un nuovo continente, una sorta di America da lei scoperta. Per quanto riguarda invece la regia, quella di Monicelli è come sempre funzionale, scarna, essenziale.

*Secondo la versione del mito riportata dal tragediografo Eschilo (Orestea).

11 commenti su ““Un vero uomo ci deve provare ma una vera donna si deve difendere”: La ragazza con la pistola

  1. Un altro caposaldo della filmografia di Monicelli (e quindi della Commedia all’Italiana tout court) in cui peraltro il regista compie con la grande Monica Vitti, un pò la stessa operazione che aveva fatto qualche anno prima in La Grande Guerra con Vittorio Gassman. Ossia quella di reinventare un attore fino a quel punto d’estrazione essenzialmente drammatica in attor comico. Sia per Gassman che per la Vitti i due film girati con Monicelli costituiscono due nuovi inizi delle loro rispettive carriere.

  2. Sì, Monicelli è stato un maestro per eccellenza nel passare tramite la chiave della parodia dal drammatico al comico. A breve seguirà nella carriera di lei il famoso Dramma della gelosia di Ettore Scola!

  3. ciao devo essere sincera questo è uno dei film che ho sempre voluto vedere🙂 ma dopo il tuo articolo non ho più dubbi lo vedrò quanto prima🙂 devo riprendermi dal film di ieri “Shame”🙂 xoxo lux

    • Ahahahahahah… poverina! Anche io ho un po’ il timore per quanto riguarda Shame di un film shock che poi ti vuole fare la morale dopo che ti ha traumatizzato per un’ora e mezza buona. Speriamo bene! In settimana in ogni caso lo vedrò e farò la recensione (se non rimango troppo traumatizzata). La ragazza con la pistola è uno spasso! Non si dice ma lo puoi facilmente trovare online! Ci becchiamo presto! Ale

  4. Un gran bel film, interpretazione magistrale della Vitti, una pietra miliare della commedia all’italiana… cosa vogliamo di più ?

  5. Non conosco questo film di Moniceli, la mia ignoranza cinematografiche rasenta il selvaggio, mi aggiro ancora con clava e bastone nel mondo della arte più complessa e più moderna.
    però mi ispira molto la tua recensione, incredibile come le trame possano essere così intriganti…

  6. questo l’ho visto, ci mancherebbe…ode a monica vitti…mi manca tanto…bellissima, brava e, soprattutto ironica…

    • Mammia era un vero mito. Bellissimo anche Dramma della gelosia con lei, non so se te lo ricordi. Comunque La ragazza con la pistola lo stavo suggerendo anche a Sys nell’attesa della recensione di Sabrina, anche perché prima ho ancora un altro film di wylder in lista d’attesa…

  7. su monica vitti sono preparatissima, visti tutti. dai che il filone “rimembranze” sarà sicuramente quello che seguirò di più…

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