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A.C.A.B. : una botta al cerchio e una alle botte

Roma. Quella Roma un po’ squallida delle periferie poco illuminate. Trucide come il famoso e violento 2008, in cui Alemanno vinse le elezioni perché i cittadini bramavano una maggiore sicurezza e, pensando di ottenerla, votarono a destra. In questo contesto operano le squadre speciali della celere, costituite da uomini che sono nati negli stessi degradati luoghi e che spesso condividono gli stessi ideali fascistoidi degli ultras, i quali, come obiettivo di vita, hanno quello di trucidare ogni domenica allo stadio qualche celerino, quando ci sono pochi extracomunitari in giro da linciare ovviamente…

Regia e montaggio non sono un granché: moltissime inquadrature, soprattutto dettagli, che danno più fastidio che altro…  Anche la fotografia non è troppo gradevole perché molto virata sul verde nelle molteplici notturne. Per quanto riguarda la scelta della musica, ho seri dubbi: la musica è quella che piace a loro, ai coatti, molto gasante. Immagino che l’obiettivo fosse di quello dello straniamento, ma non lo vedo del tutto riuscito e il pericolo dell’estetizzazione (invece che ripudio) della violenza da parte del pubblico può essere sempre in agguato. Ma forse questo discorso vale più che altro per i vari romanzi criminali e la mitizzazione di grandi fuorilegge galantuomini. Dopo tutto, l’odio dell’italiano medio verso l’ordine della polizia è così forte che il pericolo di mitizzazione della polizia celere è bassissimo e rasenta quasi lo zero… Credo quindi che il polverone che si è alzato all’alba dell’uscita di questo film sia piuttosto inutile: A.C.A.B. è un film senza eroi, molti luoghi comuni, ma di eroi non ce ne sono. Sarebbe giusto che non ce ne fossero nemmeno nei tanti Vallanzasca e film di Placido di eroi e miti, ma questo non succede purtroppo. Non sono d’accordo con l’opinione che certe cose non vadano mostrate al cinema: l’oscurantismo e la censura non ci fanno andare da nessuna parte. Quello che conta è come le storie vengono raccontate, in quale maniera, come sono caratterizzati i personaggi, e se si ha qualche scopo sotto, come quello del raddoppiamento dei guadagni tramite una facile mitizzazione atta a far sfogare un odio da quattro soldi (e di vecchia data) verso l’organizzazione statale, ma non è proprio il caso di A.C.A.B. Il film cerca di essere più obiettivo possibile e nella seconda parte, quella migliore, cerca di far capire quanto sia inutile sfogare tutto il proprio odio nei confronti della celere, i quali sì alcuni sono indubbiamente “bastardi”, ma in fin dei conti sono solo un anello, uno strumento, nella catena della repressione dell’odio e del malcontento generale.

L’orrenda locandina pare una pubblicità di vestiario da sci

Con il classico pretesto del novizio che deve essere iniziato al nuovo branco, la prima parte del film presenta il funzionamento della celere e di quelli lavorano nella squadra.  Soprattutto nella prima parte del film, montaggio e regia sono volutamente movimentati, pop, singhiozzanti con l’obiettivo di metterti nello stesso stato di agitazione-eccitazione dei protagonisti. Una cosa è chiara comunque: che picchiano di brutto. Di mazzate gratuite ne volano pure parecchie, in particolare da parte dello squallido personaggio di Favino (il fascista solo, duro e puro, senza famiglia, per cui la celere è tutto, e che si reprime solamente per la convenienza di non finire in tribunale), ma anche dal novizio, Spina, che è un ragazzo di una violenza inaudita. Sia lui che il celerino interpretato da Nigro sfogano le proprie frustrazioni familiari nel lavoro sporco del reparto mobile, mentre quello interpretato da Giallini, Mazinga, ormai è troppo vecchio per queste cose e sembrerebbe il personaggio più positivo. Credo che il suo sia proprio quello che dovrebbe smentire la famosa frase “All cops are bastard”, dato che non ha poster fascisti in casa, non ralla a buffo e si preoccupa molto del figlio, finito in loschi giri di skin-head neri. Di umiliare “extracomunitari che non rispettano la patria” come i colleghi più giovani non ne vuole più sapere. Il tutto però non è chiaro perché ci sono alcune incoerenze nello schema psicologico dei personaggi, che si somigliano abbastanza tutti. Tutti potrebbero dire quasi tutto, tutti quanti un po’ fanno i sadici un po’ fanno i furbi. Manca una caratterizzazione decisa e ponderata. Analizzando tutti questi caratteri mi verrebbe da dire che la parabola generale della vita da celerino, secondo gli autori, consiste nell’entrare nella celere per sfogare un odio che non si capisce da dove venga, nella speranza che esso si plachi.

Scena girata davanti Stazione Termini

Poi se i problemi si cerca di risolverli (Mazinga-Giallini) già si è un passo avanti, mentre se ci si crogiola nella propria solitudine narcisistica come fa Cobra-Favino c’è ben poco da sperare… Anche perché il murales da lui dipinto (con i celerini mezzi nudi vestiti in stile 300) farebbe ben pensare più che a una latenza omosessuale a una realtà di fatto.

Con la convinzione che bene o male gli autori avessero capito, anche se non ci tenevano particolarmente a sottolinearlo, che l’aggressività è causata da frustrazioni di vario tipo tra cui quelle provocate dalle situazioni socio-familiari e ambientali pessime dei protagonisti, dato che ciò è stato mostrato nel film (o forse tutto ciò è solo frutto del libro di Bonini da cui il film è stato tratto?), mi accingo ad ascoltare un’intervista del regista, Stefano Sollima, a Coming Soon TV,  che invece parla sommariamente di:

1)odio che non si sa da dove venga;

2)riferendosi ai gruppi degli ultras, degli skin-head etc, parla di clan che si scontrano tra di loro…

Ma davvero ancora regna questo concetto per cui gli “istinti aggressivi e naturali” dell’uomo hanno sfogo nella giungla metropolitana?

Ma che stiamo in “Guerrieri della notte”?

Con tutto il rispetto per questo storico cult degli anni ’80, mi permetto di dissentire… Considerare un cittadino di una metropoli come un qualcosa di “dipendente dalla natura” è un errore di una banalità sconcertante. Noi non siamo affatto persone “naturali”. Se siamo violenti non lo è certo per natura ma per un miliardo di altre cose che subiamo, per le frustrazioni, le insoddisfazioni che reprimiamo giorno per giorno. La violenza non è connaturata nell’uomo.

16 commenti su “A.C.A.B. : una botta al cerchio e una alle botte

  1. perchè la violenza non è naturale nell’uiomo?La nostra storia è scritta con la violenza.Dirai non solo,ma allora come è che a scuola si studiano le guerre,dalle quali nascono i nuovi ordini mondiali?Semmai Non è solo “naturale”.Vive di disagi socio ambientali,motivazioni politiche,ma questi sono mezzzi dove mostrare la nostra indole a far violenza.Chi è peggio son quelli come me che la reprimono per convenienza sociale.
    Per quanto riguarda il film a me è piaciuto moltissimo,auspico che pur con i milioni di difetti che questa opera potrebbe avere,(ma io sono solo uno spettatore quindi non parlo di aspetti tecnici che non conosco),questo tipo di cinema mi piace,e anche quello dei vallanzasca e romanzi criminali..Vero che vi sia l’errore profondissimo di mitizzare dei delinquenti,ma in scala più grande lo facciamo anche quando magari mettiamo in scena la vita di qualche politico o personaggio storico-non credo che napoleone,i vari re inglesi,siano meno sanguinari e criminali dei vallanzasca,bello questo arrampicarsi sui vetri per difendere il film di placido è?

    Vabbè,comunque di questo buonissimo film di Sollima,interpretato alla grande da un trio di magnifici attori,ho scritto una recensione qui.Ta la copio perchè a questa ora in edicola arrivano sempre i clienti a comprare giornali solitamente sportivi

    ecchela

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com/search/label/stefano%20sollima

    ciao!

    • Però mi pare che tu stia ragionando a posteriori: se la storia, quella nostra, è fatta di violenza non vuol dire che era un nostro destino deciso, scritto nel nostro dna… Poi mi spieghi anche un po’ meglio il concetto di indole dato che, finora, il cromosoma della violenza non è stato ancora trovato, per quanto mi risulta😄

  2. Sono d’accordo con te quando dici “Considerare un cittadino di una metropoli come un essere naturale è un errore di una banalità sconcertante”, dando però un’interpretazione leggermente diversa. Un uomo all’interno di una metropoli non può essere definito essere naturale perché è corrotto o influenzato dalla società e dal mondo che ha intorno, affogando la sua natura istintuale caratteristica di ogni animale. Però se il regista motivando la violenza è rimasto sul vago, senza offrire una visione psicosociale molto più attendibile, come hai fatto tu, bè.. immagino che ne sarei rimasta alquanto delusa!
    Buona giornata!😉

    • Ti giuro, mi sono cascate le braccia quando ha detto quelle cose, probabilmente lui non capisce cosa ha messo in scena… forse lo capisce solo la persona che ha scritto il romanzo e che ha dato diversi spunti in questo senso…
      Grazie mille per il tuo intervento, ne sono contentissima…
      Buona giornata anche a te, anzi ormai serata!
      Ale

  3. Premettendo che questo film non ho nessuna intenzione di vederlo (più violenza c’è meno voglia ho di guardare i film, io amo i dialoghi), sul fattore de “la violenza intrinseca negli uomini” ci sarebbe da discutere moltissimo. Tutti abbiamo degli istinti “animali” che ci portano ad essere violenti con chi ci fa del male. L’uomo è un animale, o quantomeno discende dagli animali quindi è normale che abbia conservato un po’ di quegli istinti. Detto questo, sta alla persona tentare di placarli oppure no. Conosco persone che preferirebbero fare a pugni piuttosto che intavolare una conversazione seria basata sui dialoghi e il reciproco rispetto. Non credo sia un problema di quello che il singolo subisce dalla vita, quanto un problema di educazione. Se ad un bambino insegni che “Stallone è un figo perché fa a pugni, accoltella la gente, è un uomo vero” poi è normale che il bambino pensa che per essere uomini si deve forzatamente tirare fuori i muscoli. Anche la società non aiuta, considerando che quando fai zapping alla tv sono più i proiettili che vedi passare che le parole dei dialoghi. La società e le famiglie dovrebbero educare i bambini dicendo loro che sì, talvolta il dialogo è inutile (con chi non vuole ascoltare) ma che allo stesso tempo ricorrere sempre ostinatamente alla violenza non porta a niente…

    …ok credo di aver scritto abbastanza xD ciao!

    • Sì, certo, l’uomo è un animale e per fortuna ha l’istinto all’autodifesa… E sono anche d’accordo con te sul fatto che l’educazione che provoca la violenza. I bambini crescono con modelli sbagliati che gli provocano sensi di inferiorità per tutta la vita, ciò provoca a sua volta frustrazione, che provoca altra violenza! Però credo che ci sia anche molto altro sommerso che la nostra società ci impone: ci reprimiamo per tante cose che vorremmo fare, quindi somma tutto questo un milione di volte per una vita intera=bomba h! Noi siamo animali in fondo e gli animali non sono mai violenti a caso: solo in cattività lo sono… e forse in cattività un pochetto ci stiamo anche noi per certi versi, no?😄
      Grazie mille per l’intervento… Ciao ciao!

      • noi siamo bestie in cattività “non mandare a cagare tutti!” – “perchè?” – “perchè non si fa! è maleducazione!” – “ma quella mi ha rotto le balle!” – “è lo stesso, non lo fare” è una classica conversazione che ho avuto con mamma circa il mandare a quel paese gente che ti stressa la vita senza un motivo preciso. Ho sublimato usando una vaga ironia oppure non frequentando più certa gente xD

  4. A me invece è piaciuto questo film, anche se – vero – i personaggi non sono stati particolarmente differenziati, alla fine si ritornava sempre sugli stessi punti.
    Non ci sono eroi. Alla fine i celerini e i violenti (tifosi o skin-head) risultano sulla stessa barca: sono mossi da uno stesso sentimento d’odio e dal desiderio di sicurezza che non riesce a venire dall’alto e che loro riescono a perseguire solo con la violenza. E in questo modo si crea un circolo vizioso… un gruppo fa uno sfregio, l’altro si vendica e via dicendo. “Tecnicamente” quel Gabriele Sandri avrebbe messo “in pari” la sete di sangue dopo l’omicidio di quell’agente di cui non mi viene il nome (e che ha fatto pure piangere i celerini del film, la cosa mi ha sorpresa). Ma si può perdonare un omicidio? Giammai… e le guerre proseguono. La violenza genera altra frustrazione/rabbia e di conseguenza violenza.
    Forse c’è un mezzo eroe, però. Il nuovo arrivato che se ne va. Non uno stinco di santo, non un pacifista, non un modello per educare i propri figli, ma per lo meno ha riconosciuto,alla fine, che deve esserci differenza fra un poliziotto e un civile, anche se la rabbia è la stessa. E’ una questione di ruoli.
    Certo che, fra il dire e il fare…

    • A me non è che mi sia davvero dispiaciuto, però boh… Un gran polverone però i fatti di cronaca buttati un po’ là, diciamo che l’atmosfera di tensione di quel periodo in generale però è ricostruita bene. Certo che i poliziotti piangono, però solo per i loro ovviamente. Favino, nell’intervista condotta sadicamente, come suo solito, dalla Bignardi su la7 qualche giorno fa, spiega come appunto il suo personaggio non abbia famiglia e viva solo per i fratelli acquisiti, solo per la celere… C’è un che di quasi morboso in tutto ciò e a me non sembra una cosa proprio sanissima diciamo… Il pianto credo che derivi da questa cosa che ho appena scritto… Secondo me non si tratta di pietà umana:
      prendi per esempio il ragazzo che dici tu. Lui non ha un minimo di compassione davanti a un vecchio da sfrattare, anzi lo strattona per il gusto della sopraffazione, anche se si trova nella stessa situazione della madre… non dovrebbe scattare la compassione in questi casi? Un minimo dato che la situazione è simile alla propria? A me sembra che lasci la polizia perché deluso più che altro dalle loro spedizioni punitive, che sono al di fuori della violenza legalizzata… l’unica che lui concepisce nella sua “onestà del novizio”… ma se fosse rimasto chissà! che amaress😦

  5. Premetto che sono d’accordo con te sul fatto che il film non brilli particolarmente per coerenza interna né per chiarezza espositiva; tuttavia mi pare che, leggendo fra le immagini alla ricerca delle intezioni dell’autore (del libro più che altro…) mi pare si possano evidenziare alcuni elementi che lo rendono interessante. In primo luogo la scelta degli attori , tutti bravi,che mi pare azzeccata, il chè fa già la metà del film (con quello che si vede in giro….) al di là dei dubbi nella definizione dei caratteri che condivido , anche se più che di confusione o appiattimento dei tipi, parlerei di eccessivo schematismo nella caratterizzazione dei personaggi ( Favino, il single duro e puro, il padre di famiglia, il giovane spina…etc) . Ma veniamo agli elementi positivi: trovo che,non appena ci si discosta dal porre l’accento semplicemente sulla “violenza” come protagonista, sulla quale si sono spesi fiumi di inchiostro già nei giorni precedenti l’uscita del film e che ricalca al fine la solita polemica sul pericolo di identificazione col male che certa critica si porta dietro dai tempi di arancia meccanica per arrivare,, più modestamente, a romanzo criminale, quando si abbandona il tema della violenza e si va a leggere la trama del film appunto alla maniera di “romanzo criminale”come storia di un gruppo, di un piccolo nucleo di colleghi-amici, che condividono senza retorica un quotidiano sempre al confine fra rispetto dell’ordine e l’infrazione alla regola allora emerge la vera intenzione dell’autore . il racconto di perversione un gruppo di celerini con la loro idea distorta di rispetto della divisa che si esprime solo fra “uguali” tanto che non riconoscono quali colleghi i poliziotti di sentinella davanti a Montecitorio quel principio di fratellanza malato che spinge a “coprirsi” a vicenda, anche quando ciò comporta (come nell’episodio del treno) una deroga alla legge che si rappresenta, con l’aggiustare con qualche bugia un rapporto di servizio, quel piccolo universo fatto di un idea distorta della solidarietà che difende l’immigrato nordafricano in quanto “amico” mentre bastona i disadattati romeni, questo spirito di gruppo deviato che ha la propria apoteosi alla fine del film , quando Favino, ormai rimasto solo in una notte di servizio in un foro italico surreale, viene raggiunto dai vecchi colleghi di squadra ormai estromessi dall’incarico per puro spirito di colleganza, trovo che questa realtà molto marginale e molto “romana”esista veramente e trovo che sia molto ben descritta nel fim in tutta la sua aberrazione.

    • Sì, sono vere queste cose, si può tranquillamente fare un paragone con come si ritenevano rispetto agli altri gli “uguali” spartani: il murales dipinto da Cobra/Favino sembrerebbe suggerire proprio questo!
      Sicuramente la scrittura alla base era piuttosto verosimile e te lo confermi. Abbiamo bisogno di film verosimili

  6. Ieri sono riuscita finalmente a vederlo..
    Personalmente mi è piaciuto, ma ammetto che non sia un filmone: è più una coattata. Favino ha esasperato troppo il suo personaggio e dopo un pò che inneggiava alla fratellanza mi aveva decisamente stancato. Il messaggio che è passato nella mia testa ( ma che forse è piuttosto condizionato dal quello che già c’era dentro ) è che tra camerate e celerini non ci sia troppa differenza e che anzi spesso si possa passare da una “categoria” ( passami il termine ) all’altra. L’avrei preferito più preciso e storico.
    Complimenti per le critiche che muovi, sono molto costruttive =)

    • Grazie per gli eccessivi complimenti🙂
      Coattata è un termine più che specifico in effetti per questo film😀 con quelle musiche poi…
      Diciamo che la paraculata è un po’ quella di descrivere questo mondo proprio attraverso le coattate che a quel mondo piacciono, le musicacce, i murales, le canzonacce… Tra l’altro alcune scene sono state girate dalle mie parti: m’è preso un infarto! Mentre altre le ho viste proprio girare (quella brevissima dei naziskin che fanno la spedizione punitiva al supermercato, che in realtà è il Todis di via Tuscolana…) Insomma, sì, hai ragione che è uno sguardo più interno che oggettivo, proprio per farti sentire cosa si prova a stare in quella situazione, seguendo il risaputo concetto di Pasolini per cui i veri poveracci sono quelli che sono costretti a fare questo mestiere da burattini di stato… e che spesso chi sta troppo spesso a spasso a protestare c’ha chi lo mantiene. Come hai detto te ora, lo slogan che impera nel film è che il sostrato tra ultras e cellerini è lo stesso… però sta cosa della giungla urbana non ce la pozzo proprio fa!😀

      • Buon vecchio Todis😀
        Ebbene considera che l’altro giorno ho rivisto ragazze interrotte dopo tanto tempo, e sono stata più critica, mi hai insegnato a non pasteggiare con qualsiasi tipo di film ( non c’entra nulla con acab e qui smetto l’OT ).

      • No, dai l’OT è il massimo!! Che significa pasteggiare??🙂

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