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Almanya: La mia famiglia va in Germania

“Una volta un saggio alla domanda “Chi o cosa siamo noi?” rispose così: siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi, di tutto quello che ci è stato fatto, siamo ogni persona, ogni cosa la cui esistenza ci abbia influenzato o con la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti!”

Hüseyin Yilmaz, immigrato in Germania dalla Turchia da oltre quarant’anni, prende una decisione che provoca un discreto scompiglio nella sua bella e grande famiglia allargata: ha comprato una casa in Turchia, di preciso in Anatolia, dove si passerà tutti insieme, nessuno escluso, una vacanza, alla scoperta del dimenticato paese natìo e delle proprie radici. Ciascuno con il fardello dei propri problemi in spalla, si parte per un on the road, un viaggio alla ricerca di se stessi e di possibili soluzioni, un po’ come nel film “Little miss sunshine”. Tra l’altro, per il piccolo della famiglia, Cenk, il problema della doppia identità, turca e tedesca, è diventato un bel problema a scuola, il tutto trattato con una sagacia e un’ironia disarmanti. Da qui il pretesto, proprio durante il loro contro-esodo verso la Turchia, di raccontare, al contrario, i primi viaggi in Germania del nonno Hüseyin, raggiunto in seguito dalla famiglia. Una doppia narrazione, stimolata da un bel montaggio alternato delle due vicende, che ci mostrano quando divertenti possano essere i pregiudizi di due culture così differenti attraverso la lente di una doppia satira. Un’attenzione particolare viene rivolta ai sogni/incubi, che rappresentano desideri e paure all’indomani dell’incontro con il diverso e che inevitabilmente sfociano nel grottesco: lo stinco di maiale che Hüseyin è costretto a mangiare in seguito all’ottenuta identità tedesca oppure la Germania come regno della coca-cola nel sogno di uno dei figli. Non vi anticipo altro, in caso non l’abbiate visto, comunque posso dire che “c’è chi viene e c’è chi va”, c’è spazio per lacrime e sorrisi e anche per piacevoli momenti surreali, quali la visione di episodi dei nonni da giovani lungo la strada del ritorno da parte del piccolo Cenk. Corredano il film una fotografia molto tipica, marchio distintivo dei film che si vedono a Berlino, e soprattutto la giusta ironia e autoironia che solo che quel tocco di autobiografismo può dare: del resto se non si scrive e si parla ispirandosi a situazioni e luoghi vissuti, è astrazione pura! Bellissimo e molto metacinematografico il finale, visibile nella foto qua sopra, con tutti i protagonisti di questa storia, con i rispettivi altereghi da giovani, che mangiano insieme ai nuovi arrivati. Mi ha ricordato, con piacere, le scene finali di due film di Allen, la prima è questa, da Harry a pezzi, quando il protagonista rientra in casa e trova tutti i personaggi che ha scritto nel corso degli anni, che lo applaudono.

L’altra scena che mi è venuta in mente è sempre di Woody Allen: il finale di Crimini e Misfatti, in cui la voce narrante di uno scienziato ci spiega un po’ di cose sulla vita. Eccola qua sotto:

I concetti, come potete vedere, sono gli stessi della frase che ho citato all’inizio e che è tratta dal finale di Alemanya. Complimenti di cuore a Yasemin e Nesrin Samdereli, rispettivamente regista e sceneggiatrice della pellicola, nuove sorelle Coen che vengono dalla Germania, ma non solo!

4 commenti su “Almanya: La mia famiglia va in Germania

  1. Un film che prosegue un po’ la falsariga dei lavori di Akin, un cinema tedesco di matrice turca che ci sta facendo vedere “roba” interessante e ci permette di compiere delle riflessioni sull’immigrazione non banali, non ritrite, non stereotipate. Mica poco !

  2. Sì, avevo visto che c’erano stati dei precedenti interessanti in questo tipo di cinema però finora non mi è mai capitato di vedere nulla di Akin… Avevo intravisto però Kebab for Breakfast sceneggiato dalle due sorelle e mi era sembrato abbastanza carino! Tra l’altro questo film, la cui sceneggiatura è precedente al telefilm, me l’aveva ricordato nei suoi personaggi

  3. Non sapevo del telefilm precedente, magari lo streaming si potrà rendere utile (oops, non si dice…)

    Di Akin ti consiglio Soul Kitchen, divertente, e la Sposa Turca, assai drammatico…

  4. Allora opterei per il primo, di cui hanno parlato benissimo

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