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C’eravamo tanto amati: credevamo di cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi

Stefania Sandrelli, Vittorio Gassman e Nino Manfredi

Tre amici: Antonio (N. Manfredi), Gianni (V. Gassman) e Nicola (S. Satta Flores). Diversissimi, si sono conosciuti e uniti durante la resistenza, combattendo fianco a fianco contro i tedeschi. A fine guerra si perdono di vista ma si incontrano casualmente diverse volte nel corso degli anni, ognuno con i suoi cambiamenti, desideri e paure. Luciana (S. Sandrelli), più giovane e ingenua, sarà l’elemento catalizzatore dei tre, muovendo le fila della storia, per certi versi. Ognuno di loro ha le proprie peculiarità: senza entrare nei particolari dell’intreccio, i personaggi sono veri, reali e, rivedendo il film, ancora non mi capacito di quanto neanche una singola battuta sia buttata lì a casaccio, nel senso che è abitudine odierna che in un film siano incluse una serie di battute che devi solo dimenticare e andare avanti con la storia per inerzia. Qui questo non succede. Tutti, e quando dico tutti, intendo proprio tutti, i dialoghi sono significativi, o divertenti, o semplicemente perfetti, o tutte e tre le cose insieme. Fa da sfondo bella e nostalgica la colonna sonora ad opera di Trovajoli, che potete ascoltare qui sotto durante la lettura:

Alla sceneggiatura di Age-Scarpelli-Scola non si può dire proprio niente, tanto più che essa ripercorre, in contemporanea alle vicende dei protagonisti e tramite di esse, la storia italiana dal 1945 al 1974: il referendum tra monarchia e repubblica, le prime elezioni repubblicane, il boom e gli imprenditori di pochi scrupoli, il referendum sul divorzio. E con il tempo della storia cambia anche il colore del film: dal color seppia delle scene della resistenza al bianco/nero del dopoguerra, al colore negli anni Sessanta e Settanta. Gli autori ci regalano anche scene surreali di alto livello, fatte di poesia e amare verità, come questa con la bellissima Giovanna Ralli che interpreta la moglie di Gianni:

Ci sono camei d’eccezione quali Fellini e Mastroianni, mentre Aldo Fabrizi ha uno spassoso ruolo da comprimario a fianco di Gassman nel ruolo di un imprenditore ex fascista vecchio stampo. Oltre che film di costume, storico e sulle relazioni, è anche un film gustosamente metacinematografico. Qua sotto potete vedere la scena delle riprese de La dolce vita.

La scena delle riprese de La Dolce vita con Fellini e Mastroianni

Altra particolarità del film in questa direzione è l’abbattimento, a momenti, della cosiddetta quarta parete*: i personaggi ci parlano direttamente, flirtano e scherzano con noi sui momenti che stanno vivendo. In altri momenti il mondo intorno a loro si ferma e possono liberamente esternare le loro impressioni, riflessioni sulle svolte della loro vita, dopodiché riprendono naturalmente ciò che stavano facendo senza minare la veridicità della narrazione:

Altra scena geniale e molto metacinematografica, e priva di ogni pesantezza, è quella in cui mentre Manfredi e Sandrelli guardano un film, i personaggi nello schermo parlano con le loro voci della loro relazione. Potete vederlo alla fine della clip qui sotto:

Un accenno va fatto anche al sapiente montaggio: il film inizia e finisce con una scena dinnanzi a una grande villa con piscina, che è il simbolo degli ideali rinnegati di Gianni, da onesto e incorruttibile avvocato a borghese arricchito dell’Olgiata. Nicola invece è un intellettuale idealista, che combina ben poco nella sua vita, si fa pizzicare, come mezza Italia e più, dalla mania dei quiz, ed è appassionato di neorealismo. Antonio è un eterno portantino dell’ospedale, mai salito di grado perché comunista: le ultime parole sono le sue, alla vista della villa di Gianni: “boh”. E’ un film che ci pone molte domande sulle generazioni passate, ma che non vuole darci facili risposte e interpretazioni già preconfezionate. Rimane solo una paroletta di dubbio, la conclusione spetta a noi. Credo che i film più intelligenti facciano così, un po’ come il recente film Una separazione, che di continuo ti mette in posizione di giudicare l’operato dei protagonisti, in modo imparziale.

*Di norma agli attori è vietato guardare in camera e quindi, indirettamente, di guardarci, per questo è come se ci fosse una parete invisibile che ci separa da loro al cinema. Si chiama quarta perché altre due sono i lati dello schermo, mentre la terza sarebbe lo sfondo.

16 commenti su “C’eravamo tanto amati: credevamo di cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi

  1. Capolavoro. Una delle ultime grandissime prove della nostra Commedia all’Italiana. Rivedendolo, dispiace che un attore come Satta Flores se ne sia andato così presto.
    Quanto al “camera look”, ho sempre adorato quello di Oliver Hardy. Non solo riusciva a farlo in modo assolutamente naturale, non spezzando il filo narrativo della storia, ma era un modo in più per coinvolgere il pubblico che veniva chiamato a testimone delle stupidaggini compiute dall’amico Laurel…

    • Satta Flores praticamente è grande complice della buona riuscita de I basilischi. Poco conosciuto, ma dotato di grande bravura e naturalità. E’ vero, non ci avevo mai pensato, ma il camera look è un espediente importantissimo della comicità, ovvero una delle cose che fa più ridere, la controparte dello slapstick di Laurel, proprio come dici tu, una sorta di doppia visione sulla stupidità dell’altro, di doppio sguardo, come in Rear window, no?🙂 Anche se lì lo sguardo è verso un oggetto e di tutt’altra natura… però il procedimento elevazione a “potenza”, come in matematica, dello sguardo, credo sia paragonabile dopotutto: da due sguardi sovrapposti un effetto potente che non è solo la somma dei due… non so se mi spiego: sguardo + sguardo= sguardo alla seconda😀

  2. Insomma: uno sguardone!!! :))) Si, ti sei spiegatissimo… e sono d’accordo. E’ un’espediente forse addirittura nato con Laurel & Hardy… così ho letto da qualche parte, onestamente non ne ho la certezza… comunque non ho memoria di nessuno che lo abbia mai fatto prima.

  3. E’ bello ogni tanto sentirli rivalutati Laurel & Hardy. A me hanno fatto così tanta compagnia nell’infanzia e mi hanno sempre ispirato, così a pelle. Mi hanno indubbiamente influenzato nell’amore per lo slapstick in generale, però insomma ho l’impressione che se ne parli poco nei libri di storia, e non solo in quelli, della loro bravura. Se una cosa fa ridere, viene spesso relegata in un angolino, come un semplice sfogo usa e getta, anche se in realtà sotto c’è molta genialità. Lo stesso credo che valga, con i suoi alti e bassi, per la saga di Fantozzi, in particolare i film di Salce, spaccato in chiave grottesca dell’Italia, ma anche qualcuno dei successivi

  4. L’ho scoperto su suggerimento di un lettore fedele del mio blog, grande Rai 3 che ogni tanto ci fa vedere del buon cinema ad orari accettabili (come soffro a non avere Sky qua a Genova).

    E’ una splendida rappresentazione dell’Italia e degli italiani. Che sono addirittura peggiorati nel corso del tempo…

    • Sì, infatti un ricco che fa mea culpa come Gianni non credo che esista ai giorni nostri, e Gianni in teoria è il peggiore dei tre, anche se in realtà sotto sotto credo che il personaggio più meschino, quello che davvero non ha alcuna evoluzione è quello di Satta Flores. Hai ragione in questo senso che gli intellettuali di oggi sono ancora peggio di quelli🙂 Almeno gli piacevano cose belle!

  5. Il personaggio di Satta Flores forse personifica i motivi per cui l’Italia non ha avuto una storia diversa, l’incapacità di concretizzare ed impegnarsi fino a fondo.
    Anche il personaggio di Fabrizi è emblematico, ed il fatto che sia ancora vivo alla fine del film (nonostante sia già parecchio anziano nel 1950) forse non è casuale…

    • Sì, è proprio così. Il voler cambiare le cose ma con l’impuntarsi tipici di chi è infantile e con fare assoluto non poi così meno fondamentalista di quelli della provincia da lui odiati.
      Sì, è vero anche che Fabrizi non muore mai perché il potere fascista che ha appoggiato la borghesia sembra non morire mai, calcoliamo solo l’esistenza di m.s.i…

  6. La Sandrelli non è un’attrice che amo particolarmente però in questo film devo dire che è stata bravissima. Così come gli altri grandi interpreti, in modo particolare Satta Flores, che, come è stato sottolineato, ci ha lasciato troppo presto. Anche a me l’attore è piaciuto molto nel film “I basilischi” riuscendo a tenere in piedi una pellicola a tratti molto statica.
    Concordo pienamente sull’osservazione fatta da Rear sul fantastico e, credo unico, modo di guardare la telecamera di Oliver Hardy: un modo per coinvolgere lo spettatore e enfatizzare il suo disappunto sulle ‘attività’ svolte dal compagno Stan. Spesso e volentieri mi rivedo un film di questi due grandissimi comici del passato: come te, li adoro sin da quando ero bambino.

    Cari saluti e complimenti per l’ottimo articolo!
    Francesco

    • Sì, neanche a me fa impazzire la Sandrelli in generale, però in questo film e anche in “Io la conoscevo bene” si vede che è proprio a suo agio nel ruolo della svampitella, in altri ruoli invece non la vedo particolarmente ferrata, un pochetto “costruita”… Grazie mille per gli esagerati complimenti!

  7. Anch’io mi unisco al coro di chi non apprezza al 100% la Sandrelli, che, però, leggendo la sua filmografia, ha davvero recitato in moltissimi film di alto livello.

    Non è molto distante dalla Cardinale o dalla Loren come parti importanti.
    Anche se la Vitti e la Magnani sono oggettivamente di un altro pianeta…

  8. Sì, infatti, a me è piaciuta molto in “Io la conoscevo bene” di Pietrangeli, come ho scritto sopra, un film da vedere, un regista molto capace di cogliere le sfumature del personaggio descritto che le si addice alla perfezione. Per quanto riguarda la Vitti, ieri ho visto “La ragazza con la pistola”… presto farò una recensione. Lei è uno spasso assoluto! Già da Dramma della gelosia l’avevo capito…

  9. l’infulenza di questo film su di me è tale che a volte vado a piazza caprera solo per “rivivere” la scena del madonnaro che passa dal bianco e nero al colore. credo sia una delle soluzioni più eleganti ed efficaci di tutta la storia del cinema. la funzionalità della rotonda che offre tre punti di vista diversi agli uomini che vedono la sandrelli andare via, il passaggio del tempo che viene risolto con quel colpo di genio… conoscto TUTTI i posti dove hanno girato questo film, e ho passato molto tempo a cercarli (prima che lo splendido “la valigia dei sogni” di La7 vi dedicasse una puntata apposita…)

    • Ah, allora me la devo assolutamente vedere quella puntata, comunque anche per me è stato importantissimo. Bellissima piazza Caprera, dove adesso c’è una fontana però e anche la piazza quella sotto il Campidoglio, dove litigano. Poi quando camminano Manfredi e Satta Flores sul Tevere è il lungotevere davanti il giardino degli aranci…Sono tanti, te quali hai riconosciuto? Oppure li hai trovati nella puntata suddetta?

  10. il lungotevere in realtà è all’altezza del parco degli aranci ma è dall’altro lato del fiume: davanti all’ex carcere minorile del san michele. quando nino manfredi e stefania sandrelli si incontrano e lui scopre che lei ha un figlio (lui è con una comitiva e devono andare a vedere l’anno scorso a marienbad) si trovano ai giardinetti tra san giovanni in laterano e santa croce in gerusalemme.

  11. a me invece il personaggio di Satta Flores è piaciuto assai,per il suo maldestro fondamentalismo che però non è reazionario e squallido come quello dei suoi concittadini,per delle debolezze e miserie che non riesce nemmeno a nascondere,anzi in sostanza ha capito benissimo il totale fallimento suo e degli altri,ma sa anche che non ha tutte le colpe.Bello e potente come personaggio,complesso
    Io però sono un manfrediano assoluto e anche qui l’immortale Nino ci dona un prova da pelle d’oca.Riconosco in lui,la mia classe di provenienza.In Satta Flores invece le mie resistenze e contraddizioni intellettuali,purtroppo non sono come il personaggio di Gassman!

    Questo film,una vita difficile,tutti a casa,formano un trio di pellicole perfette.Ci aggiungo come atto conclusivo.un borghese piccolo piccolo.L’italiano medio solo e nudo con la sua voglia di violenza.
    Grandissimi film e sopratutto;arridatece quei registi e sceneggiatori

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