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Microbo & Gasolina: il Gondry che convince

microbe-et-gasoil-recensioneMicrobo è un ragazzino timido, che si perde spesso nei suoi disegni. Gasolina è un ragazzo brillante e pieno di inventiva, che arriva a scuola a metà dell’anno scolastico. I due diventano subito grandi amici. Si avvicinano le vacanze estive e nessuno dei due ha voglia di passarle con la propria famiglia. Con il motore di un tosaerba e qualche asse di legno, si costruiscono la loro “automobile” e partono all’avventura sulle strade della Francia…

Per il suo undicesimo lungometraggio Michel Gondry mette in scena un’opera decisamente deliziosa e adatto sia ad adolescenti che a tutti gli altri adolescenti un po’ cresciuti. L’apprezzato e fantasioso regista francese porta sullo schermo un genere che è il classico dei classici: un film di formazione sull’adolescenza e per di più on the road. I possibili riferimenti sono Alice nella città, Gli anni in tasca, Zazie nel metrò, dei quali riesce abilmente a ricreare freschezza e sincerità nel trattare un punto di vista difficile come quello dei giovanissimi protagonisti. E’ indispensabile infatti per un pubblico adulto un attimo di ristabilizzazione per immergersi nell’insofferenza nei confronti dell’autorità genitoriale, tema portante del film, sia che questa sia autoritaria sia che si tinga di tratti troppo freak e amicali. Ma non ci vorrà molto perché si tratta di sentimenti universali che vengono qui delineati in due personalità complementari come lo yin e lo yang e che nel corso del film riescono a dare – sempre con leggerezza – una risposta poetica e astuta alla mancanza dei mezzi necessari all’agognata indipendenza.

La bellezza di Microbo & Gasolina sta nella capacità di riportare il pubblico a quelle sensazioni e quel momento in cui gli adulti appaiono ridicoli e/o insensati, un’operazione metaforicamente analoga a quella adottata dai film di Charlie Brown. La fantasia visionaria di Gondry viene qui convogliata in un progetto ben strutturato che fa ridere, sorridere e anche riflettere su quanto possa essere precario e al tempo stesso molto liberatorio – tanto quanto costruirsi una folle automobile-finto-capanno – ritagliarsi il proprio angolino di felicità ad una certa età, quando ogni parte di mondo ti tira in una direzione diversa.

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