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Argo, recensione e analisi del terzo film di Ben Affleck

Regia: Ben Affleck

Interpreti principali:Ben Affleck, Alan Arkin, John Goodman, Bryan Cranston,Clea DuVall, Kyle Chandler, Victor Garber, Tate Donovan

Uscita: 8 novembre 2012

Terzo film da regista per Ben Affleck, Argo catapulta letteralmente lo spettatore nella tesissima atmosfera dell’epoca, le cui premesse storiche vengono inizialmente sintetizzate da uno storyboard, uno storyboard del tutto simile a quello del fasullo film Argo, oggetto che svolgerà un ruolo fondamentale nella vicenda stessa. Il miglior peggior piano possibile per far fuggire illesi sei americani dall’Iran rivoluzionario sembrerebbe proprio quello di farli passare per una troupe cinematografica alla ricerca di location per un film di fantascienza chiamato Argo, che in realtà non verrà mai girato. Il tutto dovrà avvenire in brevissimo tempo e sotto la coordinazione dell’agente Tony Mendez/Ben Affleck, con l’aiuto della Hollywood in decadenza di allora, rappresentata dal mitico John Chambers/John Goodman, un Oscar make-up artist, e da un vecchio produttore interpretato dallo spassoso Alan Arkin. I toni della fotografia e le scene iniziali girate in ufficio richiamano immediatamente alla memoria pellicole eccezionali come Tutti gli uomini del presidente e I tre giorni del condor. La regia di Argo però non sembra rifarsi affatto a questi eccellenti modelli anni Settanta e risulta, a lungo andare, un po’ stancante e poco chiara, sebbene funzionale a ricreare lo stato emotivo confusionale vissuto realmente dai protagonisti della storia. Nonostante la sua inverosimiglianza alle orecchie di chi non ne sia a conoscenza, Argo è basato su un fatto realmente accaduto, al quale è stata tolta la qualifica di segreto di stato. Fatta eccezione di un’aggiunta drammatica nel finale che poteva essere tranquillamente evitata, siamo comunque, in linea con l’etica cinematografica dell’epoca di riferimento, di fronte a uno di quei film che cercano il più possibile di andare a fondo nella ricerca della verità e che vogliono farla uscire fuori, allo scoperto, senza retorica, senza facili entusiasmi e senza rinunciare al lato umano della vicenda. Il bello di Argo è proprio questo, ma non solo: il film ha più livelli di lettura e riesce anche a offrirci un’ottima rappresentazione della decadenza di un certo tipo di cinema d’intrattenimento (e del suo rispettivo ambiente), il quale ha la tendenza di distanziarsi sempre più dalla vita reale, mano a mano che la realtà peggiora. Il segreto, ci rivela Affleck con questo film, sta nel rielaborare questo stesso cinema, in apparenza fantastico e assurdo, e di renderlo una potente metafora della realtà, all’insegna di messaggi criptati di possibile speranza, libertà e salvezza per un popolo in difficoltà. Dall’altra parte, al tempo stesso, è paradossale ma vero che solo un mezzo d’intrattenimento e quindi teoricamente apolitico come il cinema (in particolare attraverso il genere sci-fi, a primo acchitto naif e scollegato dalla realtà contingente) potrebbe rivelarsi un escamotage più salvifico di qualsiasi blitz o trattativa.

9 commenti su “Argo, recensione e analisi del terzo film di Ben Affleck

  1. affleck regista mi piace.Gone baby gone e The Town sono due film bellissimi per me.Guarderò anche questo,seppure stando attento alle classiche americanate giustificazioniste quando riscrivono la storia allo loro maniera.Nondimeno credo sia molto interessante

  2. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Probabilmente l’andrò a vedere domani sera. Non vedo l’ora!😀
    Un bacio!

    • Visto oggi. Bellissimo! A me è piaciuto davvero molto. Prende subito, dai primi minuti – incredibilmente emozionanti, continua senza mai allentare la tensione e finisce in bellezza (ma senza troppi pietismi).
      Un gran bel film… penso che Affleck abbia fatto un ottimo lavoro.🙂

  4. I film stile anni ’70 non regalano proprio niente?! Sono sottotono?! Ho capito male?

    • In linea di massima (è una generalizzazione ovviamente) non è che ti lasciano esattamente con l’entusiasmo per la vita😀 (poi dipende ovviamente) in questo senso non “regalano niente”, nessuna falsa retorica o consolazione di alcun tipo, il che è un pregio secondo me. Tutto il contrario di oggi che spesso ti ritrovi davanti a film cercano di farti gasare dall’inizio alla fine in tutti i modi, quando in realtà da gasarsi c’è proprio poco o nulla. In ogni caso i film anni Settanta hanno decisamente più stile e, non per fare i nostalgici di epoche mai vissute, ne capivano decisamente di più delle realtà circostante e dei suoi meccanismi. Uno dei miei film preferiti è Papillon di Shaffner, ma ne potrei nominare tanti altri di quel periodo che adoro.

      • Ah, perfetto, ora ho capito. Siccome sono un maniaco del cinema anni ’70 tipo “I tre giorni del condor”, “Tutti gli uomini del Presidente” o “Parallax view”, avevo frainteso il senso della frase…

      • Tranquillo, in effetti poteva essere fraintendibile sulla carta scritta! Sono film stupendi: magari facessero film così veritieri e “sottotono” adesso. Sono purtroppo reduce dalla visione di “Nessuno mi può giudicare”, seguito da “Sbatti il mostro in prima pagina” e mi sto mangiando le mani proprio dalla rabbia che, qua da noi, non fanno più film come quest’ultimo… (eccetto rare eccezioni). Tanto “Nessuno mi può giudicare” è un esaltata e moralistica contraffazione della realtà quanto il film di Bellocchio è tutto il contrario… Che amarezza

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