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The Wolf of Wall Street: ritratto di un truffatore e della sua El Dorado

Recensione Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Uscita nelle sale italiane: 23 gennaio 2014

L’ascesa e il declino di Jordan Belfort, truffatore spregiudicato, nella capitale del guadagno Wall Street nel periodo della deregulation finanziaria degli anni Ottanta e Novanta.

The Wolf of Wall Street è il ritorno alla regia, dopo qualche anno, di Martin Scorsese, il quale mette in scena un gigantesco ritratto di Jordan Belfort, celebre truffatore di decine di migliaia di risparmiatori statunitensi, il quale è riuscito a sopravvivere e a vivere quasi indisturbato un decennio di vita lussuosissima, sfrenata, letteralmente piena di droghe e di eccessi sconfinati, oltre a a passarla praticamente quasi liscia.Grazie a questo film Leonardo DiCaprio, che desiderava che venisse realizzato da anni, ha avuto la possibilità di mettere a punto una recitazione sopra le righe che ha la durata del film stesso, ovvero tre ore, accompagnato da un ottimo comprimario comico quale Jonah Hill e dall’eccellente mentore, personaggio secondario ma incisivo, interpretato da Matthew McConaughey. The Wolf of Wall Street è un film ovviamente strepitoso dal punto di vista tecnico, riunendo i migliori talenti in tutti i campi, dal montaggio accattivante e perfetto di Thelma Schoonmaker, ai costumi di Sandy Powell, le scenografie di Bob Shaw, le musiche di Howard Shore, tutti pluripremiati. Nonostante ciò, al tempo stesso, The Wolf of Wall Street non è pienamente quel capolavoro che ci si aspettava, dopo gli anni di attesa: il film non riesce purtroppo a mantenere alto il livello dell’attenzione e dell’interesse nel corso delle tre ore di pellicola, a causa forse di una scrittura che non sembra particolarmente snella e incisiva, soprattutto nella parte centrale del film.

Mentre visivamente, nella prima parte, Scorsese non fallisce mai nel mostrarci, con le sue doti registiche, tutto ciò che è umanamente desiderabile dall’uomo medio che sogna di arricchirsi, poi è come se il film cominciasse a ripetersi e a perdersi in dettagli non molto utili e mancasse nel fornire punti di vista diversi che arricchirebbero lo spessore del film, quando invece riescono a comunicare il senso e il motivo del tutto – in modo sintetico – le inquadrature finali, soprattutto l’ultima. A parte il fatto assodato che The Wolf of Wall Street si pone volutamente in una linea di ambiguo misto tra ammirazione (per la furbizia e capacità di arricchirsi in una El Dorado senza fine) e riprovazione (in quanto dipendente da droghe e da sesso, e per l’illegalità del suo arricchimento, ma sembra che la sua parte di diritti sul film il Belfort originale l’abbia ricevuta…) la vera questione è se effettivamente questo film apporti qualcosa di nuovo rispetto a ciò che Scorsese aveva già portato in scena con Goodfellas e altre sue opere e se si tratti davvero un qualcosa, oltre che di originale, di interessante, provocatorio, coraggioso rispetto alla tematica in sé ed ad altri film già esistenti sull’argomento finanziario e sull’argomento “eccessi”.

8 commenti su “The Wolf of Wall Street: ritratto di un truffatore e della sua El Dorado

  1. Realizzare un film di tre ore è una bella pretesa! Nel senso che il regista presume di essere in grado di non annoiare lo spettatore. A volte penso che questi tempi così lunghi dei film siano un po’ pretenziosi.

    • Calcola che il film in realtà durava di più ed è stato anche tagliato… Condivido pienamente. Tre ore comincia a sapere un po’ di “rapimento dalla vita”, soprattutto se non ci sono numerose cose essenziali da dire sull’esistenza e sul proprio modo di vedere la vita (metti un “C’era una volta in America, lì anche le 4 ore sono giustificate!”), cosa che purtroppo The Wolf of Wall Street non mette in pratica.
      Grazie mille per esser passata e per il commento!

  2. Ho trovato “The Wolf” un film dai grandi nomi presuntuoso delle proprie capacità. Poi certo, la sufficienza la merita tutta (io sul mio blog ho dato 3/5), ma per definirlo un capolavoro ci vuole di più. Qualche scena indimenticabile, ma poca cosa per 3 ore di film. Ma ciò che più mi suona strana è l’esclusione agli Oscar dei Coen come registi a discapito di uno Scorsese che con questo film non sperimenta visivamente nulla di nuovo. Per Jonah Hill come non protagonista non ne voglio parlare…

    • Quest’anno stanno andando da dio agli Oscar i film della produttrice Megan Ellison, mentre quelli proposti dai Wenstein, che sono andati benissimo gli scorsi anni e che producono i film dei Coen sono andati molto male per i loro standard. Purtroppo l’Oscar é un premio che riguarda molto il lato produttivo, infatti il premio come Miglior film lo riceve il produttore. Altra cosa é che sotto una certa soglia di successo economico non si viene considerati molto, altra cosa ancora è l’andamento politico… Ci sono moltissimi fattori che contano quanto se non più della qualità del film, comunque ho scritto un approfomento sui Coen, a breve lo pubblico. In ogni caso, condivido il tuo pensiero su tutti e due i film

  3. […] e del mercato – e si cercano dunque sempre più disperatamente certezze anche al cinema (vedi Wolf of Wall Street)- ci volevano due maestri come i fratelli Coen per avere il coraggio di ribadire il ruolo di molti […]

  4. Condivido il tuo giudizio DI Caprio in stato strepitoso il film troppo lungo perde mordente. Dallas buyers club attuale scorre bene e mattew mcconaughey ..chapeau.
    Sheragoodnight

    • Ciao Shera, benvenuta sul blog!
      Condivido pienamente il chapeau: nonostante sia bravo anche lui ci sarà davvero poco da fare per il povero Leo agli Oscar, a mio dire! McConaughey è una spanna sopra al momento e anche in questo film dà una prova eccellente anche se per brevissimo tempo.

      Un caro saluto e grazie mille per esser passata!

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