Jackson, Mississipi, anni Sessanta. Nel peggiore stato degli Usa per quanto riguarda il razzismo, una giovane neolaureata bianca e un po’ maschiaccia, Skeeter, che sogna di fare la scrittrice e la giornalista, si ritrova a scrivere un libro di testimonianze e racconti visti dal punto di vista dei neri, anzi delle donne nere. Le nere di Jackson sono tutte a servizio come cameriere di rampolle bianche, di generazione in generazione, di madre in figlia. Mentre le madri erano schiave di casa, loro e le figlie sono cameriere, donne factotum di casa, ma la sostanza non cambia poi così tanto: sottopagate, non hanno diritto a ferie retribuite, sono sottoposte a umiliazioni psicologiche, ma soprattutto crescono i figli delle bianche, mentre dei loro figli si dovranno occupare altre persone. Non pensate però che questo film sia pesante, anzi “The help” è una pellicola piena di ironia e si ride molto. Ridono le nere delle nevrosi e dei sorrisi paralitici delle bianche padrone. E ridiamo anche noi, il pubblico: spassossima la scena e i molteplici riferimenti all’episodio della torta! Spettacolari gli sguardi, gli espressioni e le movenze di Octavia Spencer: un talento comico al femminile, che ha da poco preso il Golden Globe. Bravissime anche le altre due attrici, che tra l’altro sono state appena candidate all’oscar.

Faccia da schiaffi di Octavia Spencer nella scena della "Torta"
Fotografia eccellente (soprattutto nelle scene della protagonista con il ragazzo), scenografie idem, costumi semplicemente perfetti: una confezione su cui non si può ridire assolutamente nulla. Dall’esterno potrebbe anche sembrare un po’ troppo perfetta ma vi assicuro che è un godimento per gli occhi, oltre che un salto nel passato. Del resto gli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta erano un po’ perfettini, no? Una cosa a cui faccio particolarmente caso sono i personaggi, se sono a tutto tondo, sfaccettati, verosimili. Per quanto riguarda quelli di The help, c’è da dire che sono estremamente veri, anzi “vere”: dalle fantastiche big mamas alle sadiche e sempre insoddisfatte padrone (anche se la generalizzazione è un po’ troppo calcata a volte). Provate a chiedere a un bambino se preferirebbe stare con una mamma bianca, super-in-forma, con smalto e chioma laccata, oppure se preferibbe essere in compagnia di queste stupende mamme giunoniche tutte da spupazzare… però nere! Bè, direi che l’ultima caratteristica è abbastanza trascurabile, no? Ovviamente non è il colore della pelle a fare di loro delle buone madri, bensì la cultura che c’è dietro. Qui conta quanto il ruolo sociale intacchi il senso materno delle viziate mamme ma sempre “bambine” bianche del Mississipi, senso materno che invece non è ancora stato perduto dalle nere, che, nel loro isolamento e marginalità sociale, hanno potuto conservare maggiormente l’istinto più naturale che esista.

Le bianche che giocano pesantemente a Bridge
Anche se spesso, ma non tutte, queste donne bianche appaiono macchiette, bamboline, dall’altra parte emerge il loro sadismo psicologico, nei confronti dei sottoposti, ma soprattutto delle sottoposte. Emerge anche quanto la cultura della bellezza tipica del mondo occidentale possa essere nociva e andare a intaccare l’autostima delle bambine, infelicitandogli la vita. E’ proprio a causa di questo, infatti, per la paura di non essere abbastanza attraente rispetto alle lucidatissime vicine (e anche rispetto all’evergreen madre) che la protagonista Skeeter ha problemi con i ragazzi, che però riuscirà a superare ricordandosi delle dosi di autostima che la sua vecchia governante le faceva…Vecchia che era stata cacciata dalla madre di lei per far bella figura davanti al suo club…

La protagonista(Emma Stone) insieme alla madre(Allison Janney)
E non pensate che tutto ciò che non sia attuale. Nell’odierna società occidentale vige tutt’ora la legge che a chi non ha potere consumistico-produttivo (all’epoca nere, bambini e vecchi) non resta che soccombere alle frustrazioni di chi invece l’età e il ruolo sociale per consumare a più non posso cel’ha (in quel caso le padrone bianche). La protagonista Skeeter, che ha studiato fuori, ha respirato altra aria da quella stantìa e provinciale di Jackson, e che quindi risulta abbastanza emancipata e sensibile da non mettersi quintali di lacca e da non considerare le nurse nere come delle appestate, è il punto di unione tra i due mondi che rende possibile il tutto. Infatti lei apprende la lezione della femminilità riuscendola a conciliare con la sua emancipazione e vocazione da scrittrice-giornalista, e nel finale riesce a anche riconciliarsi con la madre, spezzando per sempre quell’orrendo circolo vizioso di competizione-invidia che afflige anche il rapporto madre-figlia nella nostra società.

Unica pecca del film è quella sensazione, a volte, che a ogni sudata fatica corrisponda poi una specie di compensazione, per ogni lacrima un sorriso successivo e consequenziale, ma nel complesso, a parte un po’ di prevedibilità in alcune svolte, non credo che ciò vada a intaccare la piacevolezza del film nel suo complesso.
Viola Davis e Octavia Spencer






Lady Justice
27 gennaio 2012
Non l’avevo nemmeno preso in considerazione, ma dopo una recensione così positiva forse un pensiero ce lo farò.
The Emerald Forest
27 gennaio 2012
Anche io avevo letto una recensione acidissima di BadTaste, ma a parte il fatto che mantiene quel tenore da film anche per le famiglie (quindi di base molto politicamente corretto) ha dei risvolti psicologici femminili che raramente si trattano così bene… 10.000 volte meglio di quella monnezza paracula di ACAB che ho visto oggi! Personaggi dello spessore di un grissino… sarebbe una bella tag-line, anzi ho trovato un’idea per il prossimo titolo
ps: ora esco, poi ti rispondo quello che penso del capolavorone tree of death. Un saluto!
gbanks1966
29 gennaio 2012
il film ha tutte le caratteristiche del dramma storico americano: è dignitoso, commovente ma mai patetico, retorico ma mai banale. è studiatissimo nei suoi effetti emotivi, sorretto da interpretazioni impeccabili, elegante nella forma. astuto.
The Emerald Forest
29 gennaio 2012
Sì, è un po’ furbo perché sono cose che sono già state conquistate, questioni già affrontate, ma un po’ di furbizia è un elemento indispensabile per incassare una determinata cifra negli States…
faunita
1 febbraio 2012
Sono curiosissima di leggere il libro ed assaporare il film….
l'amara
19 febbraio 2012
avevo letto la tua bella e corposa recensione e n’ero rimasta piuttosto incuriosita….
così, oggi, sono andata a vederlo! B E L L I S S I M O !!
grazie!
The Emerald Forest
20 febbraio 2012
Che bellissima notizia
Che soddisfazione, grazie a te
hagane80
31 marzo 2012
Qui in Giappone è appena uscito e mi interessa tantissimo! Dopo aver letto la tua recensione non me lo perderò.

Bellissima questa parte: “Emerge anche quanto la cultura della bellezza tipica del mondo occidentale possa essere nociva e andare a intaccare l’autostima delle bambine, infelicitandogli la vita.” VERISSIMO! Però la cultura della bellezza è tipica anche del mondo orientale, purtroppo.
In Cina, Giappone e Corea la pressione psicologica esercitata sulle ragazze perché siano attraenti – a tutti i costi – è enorme. Lo trovo molto triste.
Emerald Forest
31 marzo 2012
Io non parlo dell’oriente perché lo conosco solo in parte, da quello che ho potuto leggere, al contrario dell’occidente che purtroppo lo conosco benissimo! Però da quello che ho letto da te, pare una triste realtà anche lì… ma non ti credere che qua sia meglio: certe ragazze sono un patrimonio che cammina: e quello che vedi indosso è il prezzo che dovrai pagare… ehm ehm
hagane80
1 aprile 2012
Purtroppo è vero, in occidente non è affatto meglio. Tristezza.