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Trash, avventura tra le favelas brasiliane

trashGuardando Trash non possono che venirci alla mente alcuni dei titoli brasiliani che sono già riusciti in passato a superare con la loro fama i confini nazionali – e a mostrarci con la giusta dose di realismo e crudezza la folle e ingiusta realtà delle grandi favelas – come ad esempio City of God e Tropa de Elite. Un particolare legame è da sottolineare con quest’ultimo dove Wagner Moura interpretava Roberto Nascimento, capo della polizia speciale molto contrariato dall’inaudita violenza del suo corpo militare e che nel seguito del film (Tropa de Elite 2)  ha una evoluzione ulteriore che non può che ricordarci l’icona che interpreta qui in Trash, quella del martire Josè Angelo.

Adesso unite questo contesto drammatico ai tocchi english di Steven Daldry e di Richard Curtis, i quali mettono il tutto in un’ottica in parte favolistica (come accade analogamente in The Millionaire) in particolare grazie al punto di vista dei tre ragazzi protagonisti, uno piu bravo e adorabile dell’altro: grazie a loro la favela diventa uno spunto di un’avventura leggermente imbevuta di un pensiero e un realismo magici.

La regia di Trash, soprattutto all’inizio, è velocissima, complice un montaggio estremamente serrato che restituisce la sensazione di un posto dove fermarsi e nascondersi è piu difficile che mai, praticamente impossibile se ci sono interessi che remano in senso contrario. Un film gradevole, una favola contemporanea, una piccola finestra su un mondo a noi lontano ma i cui meccanismi ingiusti e speculativi tendono a somigliare molto a certe situazioni nostrane. Del resto grandi interessi economici e benessere della popolazione raramente remano nella stessa direzione e in uno dei “brics” come il Brasile sembra quasi inevitabile si vengano a scontrare in modo per nulla soft reflussi di socialismi e neoliberismi, creando situazioni controverse, da anni oggetto del cinema brasiliano. Qui si tratta ovviamente di una coproduzione anglobrasiliana e di una situazione volutamente più edulcorata rispetto alla realtà e al cinema di casa. Il vero peccato del film è il poco spazio riservato a Rooney Mara e a Martin Sheen.

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Queen and Country: l’ultimo film di John Boorman

Queen and Country di John Boorman, recensione

Il grande cineasta inglese John Boorman torna per l’ultima volta sul grande schermo: la sua macchina da presa si ferma, come è simboleggiato in una scena del suo ultimo film, Queen and Country.

Il film, che abbiamo visto poco fa esordire alla sezione Quinzaine des Réalisateurs all’appena trascorso Festival di Cannes, è il vero e proprio seguito del famoso Hope and Glory (in Italia intitolato Anni ’40), che colpì tutti nel 1987.

Ci ritroviamo quindi nuovamente immersi nelle vicende della famiglia Rohan, che, dopo esser sfuggita ancora unita ai bombardamenti londinesi degli anni Quaranta, scruta il mondo dalle rive dell’isoletta dei Faraoni, lungo il fiume Tamigi.

La quiete è però presto interrotta dall’arrivo della lettera di reclutamento di Bill, ormai diciannovenne, il quale dovrà affrontare ben due anni di leva obbligatoria, con il rischio di dover prender parte con l’esercito inglese alla pericolosa guerra di Korea.

Queen and Country prende spunto da avvenimenti autobiografici ed è non a caso un film che ha il sapore e la consistenza dei ricordi.

Atei, tendenzialmente anarchici ed estremamente giocosi, Bill e il suo amico Percy cercano di sopravvivere alle ristrettezze – fisiche e mentali – che comporta il servizio militare e, nonostante i doveri imposti dalla nazione, cercano anche di vivere una propria vita e di inseguire, come è giusto che sia, le proprie prime esperienze amorose.

La nazione e la regina risultano loro emblemi discretamente ridicoli, della cui maestosità pomposa farsi beffe: sono fantasmi del passato che gli vengono propinati di continuo, quasi per distoglierli dai loro bisogni e desideri più giusti e naturali.

Il loro, più che un addestramento alla guerra, alla fine sarà un addestramento a riuscire a vivere il meglio possibile la vita nonostante tutte le brutture e gli ostacoli che l’epoca e i suoi costumi gli pone innanzi: personaggi esemplari di tutto ciò e che falliscono miseramente di continuo in questa impresa, al contrario dei due giovani protagonisti maschili, sono Bradley (traumatizzato dalla guerra e deformato dall’etica militare) e la giovane Ophelia, imprigionata nel personaggio della rigida nobile rimasta vittoriana nello spirito.

Queen and Country è un magnifico ritratto di un mondo che non c’è più ma che il talento di Boorman riesce a renderci estremamente vicino e familiare: neanche a dirlo, visivamente il film è un piccolo capolavoro di regia, fotografia, scenografia. La delicatezza e l’ironia con cui vengono trattate le vicende sono degne di grande gusto ma soprattutto di un grande maestro del cinema.

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Maleficent, recensione del film con Angelina Jolie

maleficent-poster

Ecco al cinema l’ennesimo remake di fiabe, in particolar modo di fiabe già portate sul grande schermo della Disney, stavolta La Bella Addormentata nel Bosco del 1959, a sua volta ripreso dalle versioni della fiaba di Perrault e dei Grimm. Continua a leggere »

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Liebster Award 2014 Cinema

Ringrazio i tre blog, e i rispettivi bloggers, per aver nominato Cinema in Controluce e averlo inserito nella loro lista dei blog meritevoli:

– il blog collettivo Il Disoccupato Illustre

di TV e Cinema

The Cinema Company

liebster award blog cinema

Per chi non lo conoscesse, il Liebster Award è un premio che passa da blogger a blogger e cha ha lo scopo di far conoscere blog non molto conosciuti ma interessanti. Continua a leggere »

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The Zero Theorem: recensione in anteprima del film di Terry Gilliam

The Zero Theorem, recensione in anteprima, preview

In un futuro distopico non troppo lontano, Qohen Leth (Christoph Waltz), una sorta di genio matematico informatico, cerca di assolvere un difficilissimo – praticamente impossibile – progetto lavorativo assegnatogli da Management (Matt Demon), supercapo di una megacorporazione che in pratica influenza e controlla tutta la società: in ballo c’è, oltre alla sanità mentale del protagonista stesso, la comprensione del senso della vita e dell’universo. Continua a leggere »

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Mister Morgan: un grande Micheal Caine in un film agrodolce

Mister Morgan, recensione

Titolo originale Last Love, ripreso dal romanzo di F. Dorner La douceur assassine, Mister Morgan è reduce dalla selezione del Festival di Locarno 2013. Diretto dalla regista tedesca Sandra Nettelbeck, il film vanta un cast di ampio rilievo a cominciare niente di meno che dal premio Oscar (Hannah e le sue sorelle, Le regole della casa del sidro) Sir Micheal Caine, in quella che è probabilmente una delle sue più amabili e sincere interpretazioni delle ultimi anni. Co-protagonista è invece la dolce Clémence Poésy, già vista al fianco di Colin Farrell nello straniante In Bruges. Continua a leggere »

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Gigolò per caso: recensione in anteprima

Gigolò per caso, John Turturro, recensione

Gigolò per caso (titolo originale Fading Gigolò) è l’ultimo film di John Turturro da regista, in uscita nelle sale italiane questo aprile. Il film può vantare un cast che dire famoso è poco, a partire da Woody Allen in un ruolo di rilievo per la storia, a seguire con Sharon Stone, Vanessa Paradis e Sofia Vergara. Gigolò per caso è ambientato a Manhattan, come le classiche commedie alleniane, alle quali cerca in parte di strizzare l’occhio tra musiche, atmosfere e situazioni brillanti. Continua a leggere »

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