[Quest'articolo partecipa al contest della Mostra Internazionale del Cinema di Pesaro, un'iniziativa diretta a tutti i blogger realizzata per omaggiare i vari ospiti che negli anni sono stati presenti all'evento. Per votare il mio articolo, è sufficiente chiedere l'amicizia alla pagina ufficiale di Facebook del festival (che l'accetterà dopo breve tempo) e cliccare mi piace sul post di questo articolo. C'è tempo fino a lunedì mattina stavolta... ]
Con Banditi a Milano (1968) quel grande e instancabile artigiano del cinema, che è Lizzani, ci ha regalato un altro asciutto e perspicace affresco di realismo cinematografico. Questa volta sono il grande Gian Maria Volontè, nel ruolo del criminale Piero, e il mitico Tomas Milian, nel ruolo del commissario Basevi, a interpretare i due opposti poli di attrazione, entrambi carismatici, attorno ai quali si dispiegano le vicende della celebre banda Cavallero, che insanguinò realmente le vie di Milano nel 1967 nel corso di numerose rapine. Carlo Lizzani ebbe quindi il coraggio di mettere in scena fatti di veramente scottante attualità all’epoca, ma soprattutto dimostrò la capacità di fare ciò attraverso uno sguardo sempre vigile, oggettivo e privo di qualsiasi tendenziosità. Nessuna esaltazione è ammessa nel cinema di Lizzani, specialmente se confrontato con gli attuali “Romanzi criminali”: nessun mito, nessun buono o cattivo, ma solo l’evidenza dei fatti. Finzione e documentario si fondono in un solo linguaggio. Le scene d’azione non sono gratuite o costruite, ma sono d’azione perché sono state “azioni” vere a scatenarle nella realtà. Ciò che ci sembra cinema di genere è invece accaduto davvero perché i fatti superarono la finzione. Quindi la macchina cinema di Lizzani assume due funzioni: quella di intrattenere con delle sequenze degne di un poliziesco americano, tra inseguimenti e sparatorie, e quella di raccontare ciò che successe documentandolo con la finzione cinematografica. Il genere poliziottesco anni Settanta deve molto a questo film, pur non possedendone la stessa forza proprio perché verrà a mancare la forza della realtà. Per non parlare della sagacia con cui Lizzani pedina le vittime della sparatoria finale mostrandone l’innocenza e di-mostrando l’assurdità della violenza stessa.






icittadiniprimaditutto
18 maggio 2012
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
viga1976
18 maggio 2012
Potente ed epico racconto del Vero e non del verosimile fantasioso.Ha una sua struttura affascinante perchè la prima mezzoretta è un documentario sul come il crimine con la società del boom e del benessere abbia fatto un balzo in avanti nelle ambizioni,nella gestione del potere economico e nell’uso della violenza.Poi ci vengono presentati i personaggi,nella vita molto più orientati a sinistra di quanto uno possa credere-cantarono figli dell’officina durante la sentenza di condanna-Notarnicola visse anche le stagioni delle rivolte carcerarie avendo contatti con i detenuti delle br.Il film è essenziale,stringato,ha un ritmo tagliente e profonde analisi del contesto e dei personaggi.Lizzani ha diretto anche la biografia di Lutrig il solista del mitra in sveglia e uccidi,altra pellicola interessante.Intellettuale di scuola Pci,è la versione più colta di Damiano Damiani per me,perchè anche lui usa il genere,ma non le regole.In quanto tra una sparatoria e l’altra è L’italia e il sistema capitalista al centro delle sue indagini.
Grandissimo Maestro,ma tu chiedi a una ragazzina di quindici anni d’età,chiedile chi era Lizzani e lei ti risponderà…Poi mi fermo che se no gli Stadio mi denunciano per copyright!
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com
Emerald Forest
19 maggio 2012
Sì, hai descritto molto bene la struttura del film! Uno degli aspetti che mi ha affascinato di più è proprio che è il metacinema, il documentario/non-documentario a fare da perno tra la finzione realistica iniziale e la ricostruzione più “di genere” che la segue. Quasi come se la prima elevasse a portatore di verità anche lo stile usato nella seconda parte del film.
hagane80
18 maggio 2012
Un’altra bellissima recensione. Votato!
)
Non ho visto il film e non conosco il cinema di Lizzani, lo ammetto… ma come sempre dopo essere passata sul tuo blog segno tanti titoli interessanti.
Per curiosità, quanto tempo ci impieghi per scrivere una recensione come questa?
Sono curiosa! (io ci impiegherei tipo un giorno
Baci, a presto!
Emerald Forest
19 maggio 2012
Non so come ringraziarti

Sono veramente – davvero – contenta che apprezzi ciò che scrivo.
ps. Non sono il tipo che cova molto le recensioni. In realtà ci metto relativamente poco, più o meno sui tre quarti d’ora, però il tempo di documentazione può variare parecchio. In parole povere per questi pezzi più monografici la documentazione è stata bella tosta
Grazie ancora, carissima!
vincenza63
18 maggio 2012
Di Lizzani ho sempre ammirato proprio il suo non schierarsi, nudo e crudo, rispetto ai fenomeni sociali. Mi viene in mente di quello stesso filone ‘San Babila ore 20′, sullo stile di vita opulenta e violenta di quelli che poi saranno chiamati i sanbabilini, identificati coi neofascisti degli anni 70. Fatti veri. Cinema non fiction. Riprese che apprezo, pur non essendo addetta ai lavori. Grazie!
Emerald Forest
19 maggio 2012
Condivido tutto e aggiungo che un autore come Lizzani sarebbe un toccasana per il cinema italiano odierno…
ps. Grazie a te per essere passata!