Retrospettiva su Scorsese: L’ultima tentazione di Cristo

Pubblicato il 16 febbraio 2012

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Già lo ammiravo moltissimo, ma con la scoperta di questo fantastico film, e di un paio di altri di cui parlerò a breve, Martin Scorsese è entrato ufficialmente nel mio paradiso di registi preferiti: non soltanto, come dicono i francesi, un “metteur en scene”, colui che mette in scena qualcosa (che già essere bravissimi solo in quello non sarebbe male, eh…), ma anche un vero e proprio autore capace di impregnare attraverso uno stile inconfondibile le proprie pellicole, lasciando emergere nel sottotesto e nell’immagine la propria poetica e capacità di visione d’insieme.

Premessa: Scorsese ha sempre desiderato, fin da bambino, realizzare un film sulla vita di Gesù Cristo. Già dalla fine degli anni Settanta aveva segnalato a Paul Schrader, lo sceneggiatore di Taxi Driver, il romanzo greco “The Last Temptation of Christ” affinché ne tirasse fuori un adattamento cinematografico. Le riprese stavano per cominciare nel 1983, ma quattro giorni prima delle riprese le case di produzione furono letteralmente invase da lettere e chiamate di protesta per il film: le riprese saltarono poiché a questo punto il film sarebbe stato un investimento rischioso per un elevatissimo budget di 12 milioni. Solo anni dopo si riuscirà a realizzarlo in Marocco, a budget ridotto e solo due mesi a disposizione. Inizialmente la parte di Cristo venne offerta a Robert De Niro: fu l’unica volta che disse no a Scorsese affermando che non gli sembrava roba sua. Anche alla sua uscita, il film riscontrò molte ostilità: in Francia ci furono scontri in sala ad opera di alcuni fondamentalisti.

Inquadratura semplicemente perfetta: sembra un quadro...

Venendo a conoscenza di queste premesse, quasi catastrofiche, uno magari si può fare l’idea di un film di quelli che vogliono incitare allo scandalo a tutti costi, ma invece si tratterebbe di un erroneo pregiudizio. Scorsese qui mette in piedi un film stupendo sia al livello di immagini, che di significato e recitazione. Con il semplice chiarimento che il film non è basato sui vangeli, ritengo che si possano evitare molti inutili fraintendimenti in proposito. Poi, prima di poter criticare (in tutti i sensi) un film bisogna almeno averlo visto: se non è una legge, almeno è una regola di civiltà e rispetto per questa arte chiamata cinema, e anche per tutta la gente che ha sudato per realizzare questo film.

Harvey Keitel nel ruolo di Giuda: in effetti fa un po' ridere detto così...

Per cominciare, in caso vi avessi incuriosito e vi fosse venuta voglia di dare un’occhiata a wikipedia, bisogna precisare che la pagina italiana è stata compilata in modo tendenzioso e impreciso, dunque meglio far riferimento a wikipedia in inglese (anche se ciò vale quasi sempre…), oppure semplicemente alla descrizione della trama che sto per dare.

Il cameo di David Bowie nel ruolo di Pilato

Gesù di Nazareth (Willem Defoe), è un falegname che costruisce croci per i romani nel tentativo di placare dentro di sé una voce divina, che non riesce a reprimere in nessun modo, diviso tra il desiderio di essere una persona come le altre e la consapevolezza della presenza di piani divini sulla sua vita. Giuda Iscariota (Harvey Keitel) viene ingaggiato per ucciderlo, ma ritenendo possibile che egli sia il messia, oltre che colui che guiderà la ribellione contro l’oppressione romana, incomincia a seguirlo e i due diventano grandi amici. Gesù decide di chiudere definitivamente la sua vecchia relazione con Maria Maddalena e decide di andare a meditare nel deserto per intraprendere la sua missione. Mano a mano riuscirà a ottenere, attraverso le sue parabole, vari seguaci, i discepoli, che però saranno sempre giudicati da Giuda come “deboli” e inadatti all’arduo compito della liberazione della Giudea. Alternando momenti di sfiducia e di esaltazione, si giunge dunque alla fase dei famosi miracoli, che viene magistralmente girata da Scorsese in modo che chi vuole crederci ci crede, invece chi non crede può liberamente vedere i fatti che vengono rappresentati nella loro oggettività.

Un esempio sono le nozze di Cana, in cui era appunto era finito il vino e restava solo acqua nelle anfore: Gesù dice ai discepoli che invece si tratta di vino. Ripresa in totale di un discepolo che prende una mestolata di liquido affermando estasiato “E’ vino”, seguita da una carrellata veloce (quella tipica di Scorsese) sul volto di Gesù Cristo che sorride.

Un espediente simile avviene anche per la resurrezione di Lazzaro. Molto interessante il fatto che Giuda sia ritenuto il più grande compagno di Gesù e che sia stato scelto da dio per tradirlo (e poter proseguire con il disegno divino) proprio perché il più forte e quindi l’unico in grado di fare ciò per amore di lui. Il finale include appunto l’ultima tentazione di Cristo, ad opera di un angelo che lo condurrebbe a vivere una vita normale con moglie e figli. Qui lo stile cambia moltissimo, in particolare la fotografia che appare trasognata e molto più colorata della prima parte della pellicola, in entrambi i casi di livello. Il montaggio e la regia sono eccellenti, come in tutti i film di Scorsese. Interpretazioni attoriali magistrali, costumi e particolari etnici estremamente curati. La spettacolare e atavica colonna sonora è ad opera di Peter Gabriel e si avvale della collaborazione di Youssou N’Dour: indubbiamente la più bella colonna sonora mai sentita in un film biblico.

Chi osa tirar fuori quell’obbrobrio della Passione di Mel Gibson se la vedrà brutta perché non c’è alcun confronto…

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