“Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo: il cinema made in Italy che ci piace

Pubblicato il 15 febbraio 2012

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Mentre pensavo al polverone mediatico che da giorni si è sollevato in merito al festival di Sanremo e ai suoi conduttori e conduttrici, volevo ricordare che Rocco Papaleo non è un pagliaccio come tanti. Papaleo è un ottimo attore comico italiano, che qualche tempo fa si è cimentato anche nella scrittura e nella regia con il film “Basilicata coast to coast”, ottimo successo sia di critica (due nastri d’argento e tre david di donatello, tra cui miglior regista esordiente) sia di pubblico.

“Le pale eoliche”, gruppo musicale locale lucano, selezionati al Festival musicale di Scanzano Jonico, decidono di percorrere la basilicata da costa a costa, dal mar tirreno di Maratea fino al mar Jonio, il tutto a piedi e attraverso stradine secondarie. Un percorso che con la nuova superstrada necessiterebbe solamente di tre quarti d’ora diventa un pretesto per un bel viaggio on the road costellato di ottima musica, composta e anche suonata da Max Gazzè, rinomato ed eccellente bassista e cantautore, il quale ha anche una simpatica parte “muta” nel film. Bellissimo il brano “Mentre dormi”, presente anch’esso nella pellicola.

Il cast d’eccezione risulta molto affiatato in questo film. Bravissima Giovanna Mezzogiorno che interpreta perfettamente il ruolo della giornalista figlia di papà (almeno inizialmente) antipatica e introversa. Discreto anche Alessandro Gassman che in genere non se la cava molto bene, ma in questo caso, dato che interpreta il ruolo di un vip/attore non proprio eccelso, si può dire che il ruolo gli sia stato in qualche maniera cucito addosso…

Tratto da un racconto dello stesso Papaleo, Basilicata coast to coast è un film sincero e al tempo stesso leggero e divertente. Si ironizza sui lati positivi e negativi, a tratti grotteschi, di una regione sconosciuta ai più, e credo che l’attore/regista/scrittore sia riuscito a creare questo connubio grazie all’esperienza accumulata negli anni nell’arte del teatro-canzone, che è un’ottima palestra e che veniva praticata anche dal grande Gaber.

Molto significativa e intelligente la tappa che il gruppo fa ad Aliano, il paese dell’esilio di Carlo Levi la cui esperienza di “Cristo si è fermato a Eboli” (a cui è dedicata anche una canzone), un paese immerso e sospeso in un paesaggio che ha qualcosa di unico e che si distingue molto dai toni dell’arancione e del giallo che predominano gli altri paesaggi lucani e, di conseguenza, anche la pellicola. Del resto, si sa, viaggiando si imparano moltissime cose e, spesso e volentieri, è più importante e divertente il viaggio in sé che la meta da raggiungere ed è questo il messaggio finale del film.

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