Il perverso rapporto tra libro e film: Millennium – Uomini che odiano le donne(e viceversa)

Pubblicato il 7 febbraio 2012

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Ecco a voi il secondo adattamento cinematografico dell’omonimo best-seller svedese, perché quando un film straniero ha molto successo gli americani, finché non ne fanno il remake, non si sentono in pace con loro stessi…

Vi consiglio di immaginarvi questa grottesca ma verosimile scenetta: una serie di produttori americani sono seduti in centinaia di sale di cinema e di festival in tutto il mondo. Mentre guardano alcune pellicole europee si scambiano diversi commenti tra di loro e il succo del discorso, mentre si leccano i baffi sarebbe più o meno questo: che bella idea, che bel soggetto, questo film se fatto con quelli famosi e coi “sordi” sarebbe un ottimo investimento… E in genere hanno ragione! Ed è qui che interviene la saggezza popolare: chi ha il pane non ha i denti(non sempre, ma spesso è così).

Cerchiamo di nascondere sotto il tappeto come la polvere l’invidia che nutro a buona ragione nei confronti di queste enormi quantità di denaro che gli Usa sono disposti a investire in questo meraviglioso mondo del cinema a differenza nostra, quando per noi è solo un divertissemant, un gioco, mentre per loro un’industria coi fiocchi che dà da mangiare a decine di milioni di persone… e vabbè: fine momento rosicamento.

Fincher, il regista divenuto celebre per Fight Club, gestisce con una regia funzionale e adatta al montaggio incalzante e praticamente perfetto che alterna le vicende dei due protagonisti. Da un punto in poi i due si riuniscono a investigare nello stesso cottage e poi nuovamente si separano seguendo ricerche parallele, Craig in maniera più tradizionale, mentre Rooney Mara soprattutto in qualità di Hacker. Tutto questo nel tentativo di scoprire che fine avesse fatto la rampolla di una sbandata famiglia industriale svedese e se fosse stata uccisa da un serial killer di donne che aveva operato una vera e propria strage sistematica nel corso degli anni…

L'attrice Rooney Mara, senza piercing & co, può vantare un'ottima somiglianza con Audrey Hepburn

Non so se la storia d’amore tra i due sia perfettamente verosimile o no, ma in linea di massima ritengo di sì… La ragazza, Lizabeth, ha una componente omossessuale molto forte, eppure potrebbe essere verosimile che con il primo uomo degno di chiamarsi tale con cui si lasci un po’ andare, possa tentare di riconciliarsi con il mondo maschile: essendo lui molto più anziano sembrerebbe per lei una sorta di partner “paterno”. Dopo tutto, anche lei è una ragazza che odia gli uomini, come moltissimi uomini odiano le donne, ma forse, grazie a questi aspetti affettuosi e paterni, non vede in lui una minaccia: lui si prende cura di lei, le prepara la colazione etc, capendo subito la sua forte componente di aggressività non è altro che paura dell’abbandono in seguito a una miriade di traumi subiti…

Diciamo che cinque nomination oscar probabilmente sono eccessive, soprattutto per quanto riguarda la fotografia che spesso tende troppo al verde… Però bisogna ammettere che il film raggiunge picchi di tensione molto forti, soprattutto nella parte centrale e nell’avvicinarsi della scoperta dell’assassino. Qui i due protagonisti appaiono abbastanza affiatati e convincenti, mentre la cornice iniziale e finale riguardante i problemi legali del giornalista interpretato da Craig risultano più un pretesto per dar vita alla storia centrale che altro. Era giusta e inevitabile una presentazione iniziale per farci capire meglio chi sono protagonisti e darci la possibilità di identificarci con loro (attraverso le loro esperienze brutte o belle) ma a livello di tensione, l’epilogo finale sembra smorzare ogni tensione a livello filmico e di ritmo…

Non so se questo sia effettivamente il caso, ma quando vedo queste lente e un po’ posticce appendici a un film che sembrerebbe invece emotivamente finito, viene da domandarsi quanto il giudizio dei lettori del best-seller conti al botteghino e quanto ciò vada a influenzare la presenza nel film di parti non proprio bellissime, ma che “stanno nel libro”. Meglio la coerenza al libro (e  un possibile maggiore soddisfacimento di lettori un po’, fatemelo dire, fondamentalisti), ottenenedo un film un po’ meno bello e meno cinematografico, oppure minore aderenza manichea al libro e avere un film bello in tutto e per tutto?

Premettendo che non ho visto il precendente film del 2009 né letto il libro, ritengo che Millennium – Uomini che odiano le donne, e così altri film con una genesi analoga, possa, anzi forse debba, essere considerato come un qualcosa a sé stante. Potrei risultare impopolare quando dico che per me quando un film, anche se ispirato/tratto/adattato da un libro, è stato oramai impresso sulla pellicola, trovo abbastanza insensato che il confronto libro/film si dissolva in un semplice “mi è piaciuto più il libro, mi è piaciuto meno il libro”(con preponderanza della prima stentorea sentenza), oppure “nel film mancano queste cose”, oppure “mi ero immaginato diversamente questo o quel personaggio”…

Se fossimo di fronte a un libro e a un quadro (magari di un pittore famoso) con lo stesso soggetto del libro, si farebbe lo stesso liquidando il quadro in due parole dicendo a cuor leggero”non mi è piaciuto il quadro”? Ho i miei seri dubbi…

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