Hugo Cabret: poesia, favoloso e Oscar alla Scorsese

Pubblicato il 6 febbraio 2012

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Il piccolo Hugo, rimasto orfano, vive nella favolosa stazione centrale di Parigi. Qui tutti i giorni Hugo ricarica e ripara i numerosi orologi. Nel tempo libero si nasconde per non farsi accalappiare dal guardiano ferroviario (che lo sbatterebbe immediatamente in orfanotrofio), ma soprattutto Hugo è in cerca delle rotelle mancanti per riparare un piccolo robottino meccanico lasciatogli dal padre(Jude Law), nel quale potrebbe essere custodito un messaggio importante, forse indirizzato proprio a lui. Questo è l’incipit della storia, che molto presto prenderà un risvolto inaspettato che riguarda molto da vicino il mondo del cinema e i suoi inizi. Così come per i bambini (e non) di allora i fantastici film di Mélies erano qualcosa di semplicemente straordinario, tra il magico e il fenomeno da baraccone, così Scorsese ci regala questo poetico film attraverso il massimo che la tecnica ci può regalare il cinema odierno, ovvero la fantastica profondità del 3d. E’ infatti attraverso la tecnica meccanica del piccolo automa che Hugo ricerca disperatamente qualche traccia rimasta del padre perduto. Nel corso di questa ricerca per caso troverà l’amicizia di una ragazzina (Chloe Moretz, già vista in Kick-Ass) e un sostituto molto migliore della tecnica in sé, ovvero l’amore per il cinema, l’arte che sa connubiare sia tecnica che finzione e magia.

Spettacolare scenografia di Dante Ferretti

Le scenografie sono dell’a dir poco bravissimo pluripremiato Dante Ferretti (Gangs of New York, The Aviator, Shutter Island, Sweeney Todd), mentre il montaggio della classica montatrice di Scorsese, ovvero Thelma Schoonmaker. La regia di Scorsese non è “violenta”, energica e presente, come lo è di solito, al contrario è piuttosto discreta e funzionale alla storia, credo anche per il target di età molto ampio a cui il film è anche destinato.

Come sempre, ma in questo caso come non mai, Martin Scorsese mette a punto un’operazione che ha del geniale perché attraverso una cosiddetta “esca” della novità del 3d riuscirà a far conoscere a bambini e non solo la poesia e la meraviglia di un aspetto del cinema molto più antico… oppure al contrario, si bilancia la paura per il nuovo (o presunto nuovo dato che la tecnologia 3D esiste dagli anni ’50: addirittura Hitchcock ha fatto un film in 3D) attraverso la nostalgia per il cinema passato e per il passato in generale: da fargli semplicemente una statua… Un’operazione analoga a quella di The Artist ma con un pubblico molto più ampio e mediamente giovane. Questo week-end il film è andato molto bene al botteghino, si mantiene secondo dopo il titano Benvenuti al nord, ma spero che molto presto possa superarlo grazie a un buon passaparola perché è molto di più che un film per bambini, è un film per tutti, in particolar modo mi riferisco alla seconda parte della pellicola, dominata dal magistrale Ben Kingsley, il mitico Izak Stein di Schindler’s List per capirci, di cui qui c’è una recensione per chi l’ha persa:

http://theemeraldforest.wordpress.com/2012/01/27/schindlers-list/

Ben Kingsley con il protagonista, il piccolo Asa Butterfield

Una scenografia nostalgica

Vista di Parigi dalla torre dell'orologio della stazione

Che dire di più?

Se avete ancora qualche riserva vi posso assicurare che Hugo Cabret vale assolutamente il prezzo  non solo del biglietto, ma anche e soprattutto del 3D, del quale profondità e bellezza potete già pregustare nelle foto sopra: mi raccomando solamente, come regola generale anche per le altre visioni 3D, di andare possibilmente in sale cinematografiche che supportino come minimo la tecnologia “Real D”, perché l’altra tipologia in circolazione è estremamente inferiore e tende a scurire l’immagine…

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