La talpa: ovvero le simpatiche avventure di The mist, Bane, Giulio Cesare, Andy Garcìa & il Commissario Gordon con gli occhiali

Pubblicato il 23 gennaio 2012

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Premessa per i lettori:

Nessuna prevenzione c’è stata da parte mia nei confronti di questo film. La talpa è stato da me visionato con ottime intenzioni e con aspettative piuttosto elevate, dato il cast di alto livello, le sapienti ricostruzioni scenografica e fotografica estremamente convincenti e curate, le multiple locations, etc… Questo film purtroppo soffre di un serio problema che affligge molte altre pellicole: non ingrana. Per questo mi permetto di farne una recensione derisoria, perché un film con un budget elevato, attori eccezionali, molto curato che poi mi fa un tale gesto di non rispetto e presunzione verso il pubblico, mi fa davvero davvero davvero rodere. Ora dico io: può mai essere considerato un capolavoro un film che non ingrana? Oppure un film che non ingrana è più facilmente considerato un capolavoro, venuto meno il lato dell’intrattenimento? A voi la risposta…

Gary Oldman è un agente segreto britannico da poco andato in pensione che deve scoprire un infiltrato russo ai vertici del Mi6. E’ una vera forza della natura: talmente coinvolgente, simpatico e sorridente, come ben si può evincere anche dall’immagine soprastante e dai trailer, che i colleghi lo soprannominano Smiley. Già solo per questo io, fossi in voi, griderei al capolavoro: quale innovazione in questa carattererizzazione! Giammai vidi in una spy story o in un giallo un commissario/agente segreto che è indifferente, scaciato e impassibile! Che cosa non si fa pur di fare un personaggio a tutti i costi diverso da 007, eh? Voi obietterete giustamente che è tratto da un libro piuttosto vecchio, quindi: ok, abboniamogliela questa cosa, guardiamo e passiamo oltre…

Allora: c’erano una volta… comunque non mi prendete in giro, dai! Quello non è Smiley: è Gary Oldman, con l’unica differenza che ha fregato gli occhialoni a Colin Firth in A single man. Se non volete che sia Gary Oldman con gli occhiali, vi posso concedere al massimo che Smiley sia una variante del Commissario Gordon dei Batman di Nolan!

Il commissario Gordon

Gli occhialoni arrubbati (Colin Firth in A Single man)

Vabè, dai, passiamo seriamente alla trama.

Vi sfido a distinguerlo da Andy Garcìa

C’erano una volta: il cassiere di The mist, quello che fa Giulio Cesare nella serie Rome, Colin Firth che ormai fa sempre e solo ruoli gay, John Hurt che fa il pazzo più un sosia di Andy Garcìa più Bane del Batman di Nolan. Adesso mischiate i personaggi suddetti e fateli cospirare tra di loro, possibilmente con verbosità, che fa più retrò. Unite a tutto questo un’atmosfera di sospensione, che va molto di moda e che fa molto figo: il risultato sarà che dopo metà film ogni possibile interesse umano verso la vicenda sarà del tutto scemato e di chi è la talpa tra tutti questi vi interesserà tanto quanto il pop corn che vi era caduto per terra prima della fine del primo tempo.

Spiegazione razionale: Come purtroppo accade in alcuni film vintage recenti (vedi Shame), i momenti in cui non succede assolutamente nulla vengono mostrati, anzi ostentati, così si può fare una bella regia non convenzionale e ci si può far notare (tutto ciò denota un discreto autocompiacimento registico nonché poco rispetto per lo spettatore), mentre i momenti in cui succede di tutto, quelli più interessanti, si va giù di montaggio e narrazione: tutto spiegato in 2 minuti scarsi, così sto film “lo famo strano”! Che poi nemmeno questa sarebbe una novità in fin dei conti…

Comunque proseguiamo… Che poi questi momenti di riassunto della narrazione sono fatti davvero bene, bella regia, bel montaggio: gli unici personaggi che acquisiscono un po’ di spessore sono proprio quelli che ci vengono raccontati tramite questi espedienti, ovvero Bane (Thomas Hardy, ma lo chiameremo Bane per comodità dato che interpreterà questo balordo ruolo nel prossimo Batman), e Andy Garcìa (non quello vero, il suo sosia…).

Sarà Giulio Cesare lo spione slavòfilo?

Facciamo un esempio pratico. Ti metti a scrivere un giallo e sai già chi è il colpevole, gli dai una storia etc etc, poi ovviamente ti tocca prendere altre tipi, altri indiziati per cercare di mischiare un po’ le carte, però non ti va particolarmente di renderli reali, dopo tutto sono solo delle funzioni e quindi restano delle figure, delle macchiette. Ecco, questa è l’impressione che dà questo film: che molti attori stiano lì a far presenza, e si riducano a macchiette atte ad intrecciare una storia che di base sarebbe semplice.

Anche Gary Oldman non spicca il volo purtroppo in questo film… mi spiace un po’ dirlo perché è un ottimo attore, che non ha mai ricevuto un oscar nonostante la sua indubbia bravura (basta guardare Dracula di Bram Stoker di Coppola per rendersene conto), ma in questo film, anzi forse spinto proprio dal mancato ambito premio, il mitico Gary è andato così tanto di sottrazione nella recitazione che non ci è rimasto praticamente nulla o quasi…!

Aggiungici come complici gli occhialoni a specchio suddetti e durante La Talpa potrete passare utilissime mezzore a guardare i primissimi piani della sua impassibile faccia, a specchio pure quella, e tutto questo nulla te lo devi sorbire così, a buffo, perché il regista non può fare a meno di mostrare la sua europeicità intrinseca. E tutto questo ha davvero stufato: possibile che per prendere un premio devi annoiare?

A un certo punto sembra profilarsi nello sviluppo della vicenda un’opzione interessante: tutti gli indiziati sembrano essere colpevoli in un modo o nell’altro, ma poi si fa un retrofront: eh, no! Non vi credete che il marcio possa mai venire dall’interno(l’interno del Mi6 in questo caso) invece di venire dall’esterno (il Kgb). Si devono distinguere sempre i buoni dai cattivi, c’è sempre una spia più spia delle spie: un MEGASPIONE da esorcizzare, un unico capro espiatorio. Non sia mai il contrario, eh?!

ps: Il regista in un’intervista rilasciata alla BBC aveva affermato che questa non è una semplice storia di spie, bensì una storia di amicizia e lealtà, di menzogna e sospetto, che il genere spionistico gli ha fornito solo la struttura su cui lavorare… e io che ci avevo quasi creduto per un attimo! Questo lo considero un alto tradimento!

pps: Vi assicuro che è molto più saggio rimanere fedeli all’antica serie di 007: da Sean Connery a David Craig, passando per Roger Moore e Timothy Dalton, tranne qualche Pierce Brosnan di cui si poteva francamente fare a meno… I personaggi sono più sfaccettati e calcolando che siamo di fronte alla parodia di una spia… Be’ quando si arriva al punto che la parodia è più sfaccettata di una presunta ricostruzione originale vuol dire che c’è qualche problemino, no?

Sean Connery in "Dr. No" (Licenza di uccidere), 1962

Roger Moore in "Live and let die"(Vivi e lascia morire), 1973

Timothy Dalton in "The living daylights", 1987

Pierce Brosnan, sintomo della decadenza degli anni '90, in "Il mondo non basta", 1999

Daniel Craig e Olga Kurylenko in "Quantum of Solace", 2008

pps: Non vorrei farvi spoiler, ma ci potrebbe essere un subliminalissimo suggerimento riguardo a chi è il megaspione nel poster di sopra, quindi se non volete sapere la spia, non scorrete sopra le foto degli 007… A voi la scelta!