Apologia per Zardoz di John Boorman: Non solo kitsch!

Pubblicato il gennaio 8 2012

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Sean Connery e Charlotte Rampling in Zardoz di John Boorman

Futuro remoto e ignoto. Zed è uno spietato “sterminatore”. Gli sterminatori sono una casta di killer che uccidono in nome del dio Zardoz. Vivono all’insegna della castità e uccidono per il bene della terra, così si dice, per depurarla dagli uomini, che, in sovrannumero per la loro disdicevole tendenza alla riproduzione, tendono a divorare tutte le risorse della terra. Il comandamento di Zardoz è “The gun is good, the penis is evil”: la sostituzione fallica operata da questi violenti uomini è di semplice comprensione. Un giorno Zed scopre che in realtà il dio Zardoz non esiste, è solamente un uomo che inganna gli sciocchi sterminatori (proprio come accade nel mago di oz, da cui lo strano titolo deriva: the wizard of oz).

Il gioco di parole nel titolo

Il tutto con lo scopo di far loro riscuotere il grano necessario per la sopravvivenza di ben altra superiore casta, quella degli Immortali.  Gli Immortali, a differenza degli uomini, che muoiono come mosche, vivono in una bolla impenetrabile che li protegge e li preserva dalla morte una sorta di grande mente-calcolatore comune. Zed riesce a irrompere in questa zona protetta e scopre un mondo che ai nostri occhi sembrerà del tutto simile a un ibrido tra un gruppo di autocoscienza femminista e una comune. Gli immortali non praticano più l’obsoleta consuetudine della riproduzione sessuale: dato che non muoiono più la ritengono ormai cosa superflua e brutale. Vige tra di loro una sorta di confessione obbligatoria dei pensieri, che devono rigorosamente propositivi e positivi, tipico del pensiero flower-power anni settanta. In seguito a questa dittatura mentale, e anche alla noia di una vita immortale, capita che alcuni di loro cadano nella apatia completa, mentre altri che semplicemente disobbediscono sono fatti invecchiare (ma non possono morire!) proporzionalmente alla gravità dei loro “peccati”. Nonostante sia considerato come un film con difetti notevoli, Zardoz è un film da non perdere e i difetti sono molto trascurabili. Ho sempre più il dubbio che essi vengano ricalcati per questo motivo: un film fantastico poco tecnologico rispetto a quelli odierni ma che dice tante verità in più è poco rassicurante. Vi consiglio di continuare la lettura ascoltando la magnifica colonna sonora, una magnifica sinfonia di Beethoven per capire meglio lo spirito del film.

Boorman ci suggerisce come il concetto di immortalità provoca perdita di sessualità e naturalezza, in particolare nella donna, ma gli effetti negativi si riscontrano non solo su di lei. In poche parole immortalità e natura cozzano terribilmente: sono l’uno l’opposto dell’altra, un concetto che mi sembra tutt’altro che obsoleto. Poco importa che nella vita reale si parli di immortalità dell’anima e non dei corpi: l’allontanamento dalla natura avviene lo stesso, anzi, in maniera ancora più radicata attraverso il dualismo corpo-anima o corpo-mente. In merito a ciò parla da sola la scena in cui l’immortale Marcela vuole mostrare alla classe tramite Zed il meccanismo dell’eccitazione sessuale  dato che gli Immortali hanno perso questa capacità. Essa lo sottopone a immagini pornografiche di qualsiasi tipo ma non ottiene nessun effetto. Non si capacita, anzi va proprio su tutte le furie quando invece è attirato dalla suo normalissimo corpo di donna. Non capisce proprio, è come se avesse perso il collegamento che c’è tra bellezza femminile e possibilità riproduttiva: lo stesso che succede oggi insomma, impero della bellezza narcisistica per sé e in sé. Che immortalità e natura siano l’opposto ce lo dimostra anche il finale in cui l’unione di Zed e di Marcela, e quindi la nascita di un figlio, portano a una consapevole accettazione della morte quale evento naturale per l’uomo. Un’abile sintesi finale esemplifica tutto ciò: i due invecchiano, si dissolvono pian piano in scheletri , al contrario del figlio che prospera.

Una lancia a favore dell’aspetto formale della pellicola, volutamente kitsch. Non potendo contare su grandi somme perché il film era low-budget (calcolate che Sean Connery andava sul set con la propria auto pur di mantere bassi i costi) si è fatto di una carenza un punto di forza. Si punta su una scenografia ridondante, grottesca e ironizzante sulla moda dei tempi di allora, ovvero gli anni settanta. I costumi sono altrettanto spiritosi e ridicoli. Del resto in satira la verosimiglianza non è indispensabile. Lo stesso fa Elio Petri nella Decima Vittima, uno dei pochissimi film fantascientifici italiani, operazione che già di per sé ha dell’azzardo nell’imperante estetica italiana neorealista a tutti i costi.  Anche qui le scenografie di un tempo futuro sono stilizzate e non ipertecnologiche. Addirittura gli alienanti scenari architettonici fascisti dell’eur possono essere utili allo scopo!